Space Marine con sei dita: Games Workshop smentisce l’uso dell’AI
Un Space Marine con sei dita ha scatenato l’ira dei fan di Warhammer 40.000. L’artwork, pubblicato sul sito Warhammer Community per promuovere il gioco da tavolo The Horus Heresy, mostra una squadra di Space Marine in armatura MkIV ‘Maximus’. Osservando il marine in primo piano, si contano cinque dita visibili, inclusa quella sul grilletto: significa che il pollice, sesto dito, si trova dietro l’arma. Un dettaglio che non è passato inosservato.
La community di Warhammer è fortemente contraria all’AI generativa, soprattutto per quanto riguarda le illustrazioni ufficiali. L’estetica “grimdark” del franchise è stata plasmata da artisti come il compianto John Blanche, e ogni sospetto di AI viene preso molto seriamente. I codex di Warhammer 40.000 sono volumi costosi pieni di artwork curati: l’idea che possano essere generati da un algoritmo è inaccettabile per molti.
In risposta alle polemiche, Games Workshop ha pubblicato una dichiarazione ufficiale su Facebook, negando categoricamente l’uso di AI. L’azienda ha riconosciuto l’errore, spiegando che il sesto dito è il risultato del processo artistico: «Lo stile artistico di The Horus Heresy, sin dalla prima edizione del 2012, prevede che un artista combini fotografie di miniature con elementi artistici per creare una scena drammatica. In questo caso, è stata aggiunta un po’ di drammaticità inaspettata. Per favore, siate indulgenti con i nostri artisti. Sono solo (e completamente) umani.»
La risposta ha diviso i fan. C’è chi dà il beneficio del dubbio: «È normale, nei vecchi codex si trovano doppi basi o armi allungate.» Altri sono scettici: «Un artista professionista non avrebbe mai disegnato sei dita. Sembra piuttosto una foto di miniature passata attraverso un’AI. Pagate i vostri artisti e non mentite.»
Vale la pena notare che Games Workshop ha una posizione ufficiale anti-AI. A gennaio, l’azienda ha vietato l’uso dell’AI nei processi creativi e nella produzione di contenuti. Il CEO Kevin Rountree ha dichiarato: «Non permettiamo contenuti generati dall’AI né l’uso dell’AI nei nostri processi di design. Stiamo assumendo più creativi: artisti, scrittori, scultori. Persone talentuose che rendono Warhammer ciò che è.» Pochi dirigenti stanno sperimentando la tecnologia, ma senza entusiasmo.
Il caso è l’ennesimo esempio di come il sospetto di AI stia diventando ricorrente nell’intrattenimento, spinto dalla pressione sulle aziende per aumentare la produttività con strumenti automatici. E per Warhammer, data la sua reputazione di artwork umani di altissimo livello, la vigilanza è ancora più alta.
