Bitcoin a 63.000 dollari mentre opzioni per 1,4 miliardi si avvicinano e i capitali guardano all’AI
Bitcoin quota 63.000 dollari nella settimana in cui sul mercato delle opzioni scade un blocco di contratti da oltre 1,4 miliardi di dollari sul solo exchange Deribit. La soglia 62.000-63.000 è monitorata dagli operatori come potenziale zona di supporto o resistenza in base ai regolamenti dei contratti.
I dati sui prodotti quotati mostrano un raffreddamento dell’interesse istituzionale: gli ETF spot su Bitcoin negli Stati Uniti hanno registrato un nuovo deflusso netto di circa 84-85 milioni di dollari, dopo una serie di riscatti che ha raggiunto i 2,7 miliardi di dollari. Nonostante questo, Bitcoin resta in rialzo del 9% rispetto a fine giugno e tiene anche di fronte alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e ai movimenti sui rendimenti dei Treasury USA e dei titoli di Stato giapponesi.
La rotazione verso l’AI toglie fiato alle crypto
La pressione su Bitcoin arriva anche dalla crescente attenzione degli investitori istituzionali per l’intelligenza artificiale. Il fondo sovrano di Singapore Temasek, con circa 400 miliardi di dollari in gestione, ha annunciato che non prevede nuovi investimenti diretti in crypto e punta a portare l’esposizione all’AI al 15% del portafoglio entro il 2031, rispetto al 6% attuale.
Sul mercato azionario si profila una nuova ondata di IPO legate all’AI, che potrebbe drenare ulteriori capitali. Anche i mining stock riflettono questa dinamica: le valutazioni di società come Cipher e TeraWulf sono sempre più legate ai contratti per data center AI che alla produzione di Bitcoin.
Non mancano però segnali di consolidamento nell’ecosistema crypto tradizionale: nasce Ethereum Institutional, associazione no-profit per fare da ponte educativo verso banche e grandi investitori. Il colosso Swift sta avviando un ledger blockchain per offrire operatività 24/7 a 17 grandi banche internazionali, tra cui HSBC, UBS, Wells Fargo e Citi, focalizzato su asset digitali tokenizzati.
Stablecoin, DeFi e infrastrutture onchain
Sony ha ottenuto un’autorizzazione condizionata per costituire a New York una trust bank dedicata alle stablecoin, con una dotazione iniziale di 40 milioni di dollari. L’obiettivo è presidiare l’emissione e la gestione di token ancorati a valute fiat, segmento considerato centrale per l’adozione dei pagamenti onchain.
Nel mondo DeFi, Aave ha lanciato le Stable Vaults, strumenti che permettono a wallet, exchange e app di pagamento di offrire rendimento sui depositi in stablecoin. Un tentativo di portare la finanza decentralizzata più vicino agli operatori fintech tradizionali.
Sull’infrastruttura cross-chain, oltre 7,2 miliardi di dollari di asset hanno scelto il protocollo di interoperabilità Chainlink CCIP, con partecipazioni di Kraken e di protocolli DeFi come Kelp, Lombard, Solv, Virtuals e Re.
I dati on-chain mostrano che le riserve di Bitcoin ed Ethereum sugli exchange sono ai minimi dal 2017 e dal 2015: un elemento storicamente favorevole, ma non sufficiente da solo a indicare l’avvio di un nuovo ciclo rialzista. Nel breve, gli operatori restano concentrati sulla soglia 62.000-63.000 dollari in vista della scadenza delle opzioni e sulle decisioni delle banche centrali. Nel medio periodo si guarda all’intreccio tra blockchain, stablecoin, tokenizzazione e AI come possibile nuovo driver di adozione.
