Bandiera europea e sede delle istituzioni Ue a Bruxelles

Nuovo debito comune Ue, l’Italia apre alla proposta spagnola

La Spagna ha proposto di emettere debito comune Ue per 850 milioni di euro l’anno, destinato a finanziare prestiti ai Paesi membri. Secondo fonti del Ministero dell’Economia e delle Finanze, l’Italia guarda all’iniziativa con favore, pur consapevole della complessità politica e tecnica del percorso europeo.

Il tema è stato discusso a margine dell’Eurogruppo di Bruxelles, l’incontro informale dei ministri delle Finanze dell’eurozona. Al centro del dibattito, la richiesta di Madrid di autorizzare la Commissione europea a emettere titoli obbligazionari sovranazionali. Le risorse raccolte verrebbero erogate come prestiti ai governi nazionali, aggiungendo uno strumento comune al tradizionale indebitamento sui mercati.

Le fonti del Mef non sono entrate nei dettagli operativi, ma hanno confermato l’atteggiamento positivo di principio verso l’impostazione spagnola. Hanno anche ricordato le difficoltà strutturali che accompagnano ogni negoziato su nuovi strumenti di debito condiviso in sede Ue, sia all’Ecofin (il Consiglio dei ministri delle Finanze di tutti i Paesi) sia nell’Eurogruppo stesso.

Per debito comune Ue si intende l’emissione di obbligazioni a livello sovranazionale, per le quali la responsabilità non è di un singolo Stato ma dell’Unione nel suo complesso. Il precedente più noto è Next Generation Eu, il programma che ha finanziato i piani di ripresa post-pandemia. Rispetto al debito nazionale, questi strumenti permettono di spalmare il rischio tra più Paesi e spesso ottengono condizioni di mercato migliori (tassi più bassi) grazie alla maggiore solidità percepita dell’insieme dell’Unione.

Nel caso della proposta spagnola, i prestiti resterebbero a carico dei singoli Stati, ma lo strumento comune garantirebbe un accesso più stabile e coordinato alla liquidità. Oltre all’Italia, anche la Francia ha espresso favore per l’iniziativa. Il sostegno di due delle maggiori economie dell’eurozona segnala un consenso di peso, ma la strada nei tavoli decisionali resta in salita: trovare un equilibrio tra le diverse sensibilità nazionali su debito e integrazione fiscale è il nodo politico centrale.

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