Gen Z e busta paga: 5 cose da sapere prima di firmare il primo contratto
Solo il 35% dei giovani italiani della Gen Z ha competenze finanziarie di base, secondo la ricerca ‘Educazione finanziaria a ritmo della Gen Z’ di Value Partners e Aief. Un dato che colloca l’Italia tra gli ultimi Paesi Ocse. A scuola non si studia la busta paga, e il primo lavoro arriva senza istruzioni.
Personal Fisco, startup GovTech che aiuta i contribuenti a gestire pratiche fiscali come 730, Isee e bonus, ha messo a punto un vademecum per chi entra nel mondo del lavoro. Ecco i cinque punti da ricordare.
I 5 punti da sapere per chi inizia a lavorare
1. La disoccupazione si richiede entro 68 giorni. Servono almeno 13 settimane di contributi negli ultimi quattro anni. La Dichiarazione di Immediata Disponibilità (Did) oggi si compila automaticamente sul portale Inps quando si invia la domanda di Naspi.
2. La Naspi genera contributi figurativi. Anche i periodi di disoccupazione sono coperti da contribuzione figurativa, valida ai fini pensionistici. Lo Stato li accredita durante l’inattività, senza far perdere mesi di anzianità contributiva. Un diritto poco noto.
3. Più lavori in un anno, più Certificazioni Uniche. Ogni datore rilascia una CU entro il 16 marzo dell’anno successivo. Se usi il 730 precompilato sul sito dell’Agenzia delle Entrate, verifica che siano presenti tutte: se ne manca una, la dichiarazione è incompleta.
4. La Naspi è reddito e va dichiarata. L’Inps, come un datore di lavoro, rilascia a marzo una CU specifica per i mesi di Naspi percepiti. Chi ha lavorato parte dell’anno e poi ha ricevuto la disoccupazione si troverà con due CU da inserire nel 730.
5. Cosa leggere in busta paga. Gli elementi principali sono lo stipendio lordo, il netto, e le trattenute Inps e Irpef. In fondo, controlla il residuo ferie: nei contratti stagionali, se non sono state fruite, devono essere pagate nell’ultima busta come ‘Indennità ferie non godute’. Gli straordinari e i festivi devono comparire con la maggiorazione.
«Un ragazzo che sa leggere la propria busta paga e sa cosa gli spetta è innanzitutto un contribuente più consapevole», commenta Alessio Serio, ceo e co-founder di Personal Fisco. «L’autonomia fiscale è una forma di libertà».
