Bitcoin, AI e quantum computing: tre fronti su cui si decide il futuro delle criptovalute
Il mercato delle criptovalute non è più solo una questione di prezzo. Tre discussioni parallele — su censura, intelligenza artificiale e sicurezza quantistica — stanno ridefinendo le priorità del settore.
BIP-110: il confine tra ottimizzazione e censura
Al centro del dibattito c’è la proposta BIP-110, che vorrebbe bloccare temporaneamente i dati considerati “spam” sulla blockchain di Bitcoin, come alcune forme di inscription non strettamente finanziarie. L’obiettivo è alleggerire il carico sulla rete, ma secondo molti osservatori il rischio è di introdurre una forma di selezione dei dati.
Michael Saylor, cofondatore di MicroStrategy e tra i più noti sostenitori di Bitcoin, ha definito il piano “una cattiva idea”. Secondo lui, minerebbe la neutralità del protocollo e creerebbe un precedente per possibili forme di censura.
Il nodo è classico: fino a che punto si può ottimizzare senza toccare i principi fondanti di apertura e resistenza al controllo?
AI autonome e zero-knowledge proofs
Cresce la preoccupazione per l’impatto delle AI autonome sull’ecosistema digitale. Secondo gli analisti di Succinct Labs, la proliferazione di agenti automatici — in grado di interagire con siti, smart contract e sistemi di pagamento — richiede un cambio di paradigma nella verifica delle informazioni.
La soluzione sono le zero-knowledge proofs (ZKP): strumenti crittografici che permettono di dimostrare un fatto (come il possesso di fondi o un’identità) senza rivelare i dati sottostanti. Per diversi esperti, le ZKP potrebbero diventare il pilastro di sicurezza per distinguere interazioni legittime da quelle generate dalle AI.
Stablecoin, derivati e la minaccia quantistica
Sul fronte regolamentare, l’attenzione è su Tether (USDT) e sul GENIUS Act americano. A un anno dall’introduzione, i regolatori USA non hanno ancora completato le regole attuative, ma il quadro dovrà essere pienamente operativo entro luglio 2028. Il conto alla rovescia di due anni potrebbe spingere gli emittenti verso maggiore trasparenza.
Nel mercato dei derivati, Kraken ha lanciato opzioni su Bitcoin ed Ethereum con regolamento in dollari. Secondo l’exchange, finora non mancava la domanda ma la semplicità del prodotto. Strumenti più accessibili potrebbero attrarre anche investitori meno esperti.
Sul fronte più lontano, ma non troppo, c’è la minaccia dei computer quantistici alle firme crittografiche dei wallet. Il progetto Eleven ha finanziato una soluzione di recovery che usa il percorso di derivazione delle chiavi come prova di proprietà, anche se un attaccante riuscisse a falsificare le firme. I test indicano che il sistema opera in circa 243 millisecondi su un normale laptop. Non tutti gli indirizzi sarebbero recuperabili: resterebbero fuori i circa 1,1 milioni di Bitcoin attribuiti a Satoshi Nakamoto.
