Schermata di gioco di Gothic 1 Remake con un personaggio in una foresta oscura vicino a rovine di un castello

Gothic 1 Remake: a metà gioco, il fascino (e i difetti) dell’originale restano intatti

Il Gothic 1 Remake è uscito da pochi giorni e ho già passato circa metà della campagna. La buona notizia: presenta e controlli sono stati trascinati nell’era moderna. La cattiva: il resto è rimasto esattamente com’era nel 2001. Un bene e un male, perché il Gothic originale costringeva a un livello di coinvolgimento che pochi giochi si sognano ancora oggi, ma aveva anche una trama poco rifinita, quest dal ritmo altalenante e un combattimento piatto. Niente di tutto questo è cambiato.

Il protagonista, ironicamente chiamato Eroe, viene scaricato nella Colonia Penale, un campo di lavoro circondato da una barriera magica unidirezionale. Qui la sopravvivenza è tutto: i primi nemici ti uccidono in due colpi, e le fazioni locali — Vecchio Accampamento, Accampamento della Palude e Nuova Miniera — hanno rapporti complessi che devi imparare a navigare da solo. Senza indicatori di missione, senza mappa (a meno che non la compri o la rubi), e con un sistema di addestramento che ti obbliga a investire punti esperienza per imparare a impugnare decentemente una spada.

L’aggiornamento più riuscito è quello visivo e sonoro. I modelli poligonali dell’originale, che nel 2001 facevano già tanto con poco, ora hanno illuminazione moderna e texture dettagliate. Le foreste sono fitte e ombrose, le rovine sembrano vere rovine, e la natura intorno alla Colonia è rigogliosa e selvaggia. Il sound design è più robusto, e il doppiaggio è stato completamente rifatto: dall’imbarazzante a un livello almeno decente.

Il combattimento, pur migliorato nei controlli, resta pericoloso. All’inizio impugni una spada a una mano come se fosse un randello, sferrando colpi goffi e lenti. Solo dopo l’addestramento i colpi diventano combo con tempismo, e puoi fare critici. Ma anche dopo, lo scontro si riduce a stare davanti al nemico e colpirlo finché uno dei due muore. L’arco è più sicuro (ma costoso), la magia non decolla prima del mid-game. La differenza tra un’arma maneggiata senza training e una con training è tangibile, ma non trasforma l’esperienza.

La trama, purtroppo, non è all’altezza dell’ambientazione. Le tre fazioni hanno dinamiche politiche interessanti — il Vecchio Accampamento è corrotto, quello della Palude è una setta teocratica — ma la storia principale non sfrutta appieno queste premesse. Le quest secondarie, spesso affidate a personaggi che devi ricordarti dove e quando trovare, richiedono attenzione e memoria, e quando riesci a orientarti senza aiuti la soddisfazione è autentica.

Se amavate il Gothic originale, qui troverete la stessa esperienza con una veste grafica moderna. Se non lo conoscete, preparatevi a un gioco che non vi prende per mano e vi punisce per ogni errore. Per ora, il remake mantiene la promessa di rendere giocabile un classico, ma non aggiunge molto altro.

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