Paesaggio agrario italiano con vigneti e colline

Perché raccontare l’Italia rurale può salvarla dal degrado e dall’abbandono

Raccontare il paesaggio agrario italiano è una strategia per proteggerlo da degrado e abbandono. Lo ha spiegato Davide Rampello, curatore e già presidente della Triennale di Milano, intervenendo al Cantiere di Racconto dell’Italia Rurale, ospitato a Udine.

Il paesaggio agrario — campi coltivati, vigneti, uliveti, boschi e borghi rurali — non è solo patrimonio culturale e ambientale, ma anche una risorsa economica che sostiene agricoltura, turismo e filiere agroalimentari. «Se io abbandono un’area, poi c’è tutto il degrado» ha detto Rampello. «Raccontare il paesaggio agrario italiano significa anche proteggerlo, riconoscerne il valore e contribuire a invertire la rotta rispetto all’abbandono e alla perdita di biodiversità».

La biodiversità nei contesti rurali include la varietà di colture, razze animali, paesaggi agrari tradizionali e saperi legati alla terra. Quando i terreni vengono lasciati incolti o i borghi si spopolano, si innescano effetti a catena: sociale, economico e ambientale.

Narrare i territori come politica rurale

L’intervento si è inserito nella Rete Pac, spazio di confronto tra amministrazioni, associazioni, ricercatori, imprenditori agricoli e professionisti sulle politiche agricole e di sviluppo rurale, collegate alla Politica agricola comune (Pac) dell’Unione Europea. Il Cantiere di Racconto dell’Italia Rurale è un laboratorio promosso dalla Rete Pac insieme al Ministero dell’Agricoltura e alla Regione Friuli Venezia Giulia tramite Sviluppo Rurale Fvg. Il percorso è iniziato a Udine e proseguirà in Friuli Venezia Giulia fino al 9 luglio.

A Rampello è affidata la visione narrativa del progetto. L’idea è che la narrazione non sia solo promozione, ma uno strumento economico e sociale concreto. «Raccontare i territori — ha indicato — non è solo comunicazione, ma anche un modo per valorizzare la biodiversità, le colture, gli innesti, i saperi e la ricchezza dei paesaggi rurali italiani».

Colture, innesti, varietà locali e tradizioni agronomiche costituiscono un capitale intangibile che alimenta filiere: dall’agroalimentare di qualità al turismo esperienziale, fino al made in Italy. Progetti di racconto strutturati possono generare attrattività economica e investimenti nelle aree interne.

Coltivare come manutenzione del territorio

Per Rampello, coltivare significa anche cura concreta: «Coltivare vuol dire mantenere e fare manutenzione del territorio, del bosco e delle aree interne, con effetti sull’assetto idrogeologico e sulla qualità del paesaggio». L’assetto idrogeologico è l’equilibrio tra suolo, acqua e morfologia. Terreni lavorati e boschi gestiti riducono rischi di frane, smottamenti e alluvioni. L’abbandono, al contrario, aumenta la vulnerabilità e i costi per la finanza pubblica in interventi di emergenza e ricostruzione.

In questa prospettiva, il racconto dell’Italia rurale si intreccia con la programmazione delle politiche di sviluppo rurale, che mantengono vivi i territori attraverso incentivi, progetti di filiera, infrastrutture e sostegno alle comunità locali.

Un team multidisciplinare per l’Italia rurale

Accanto a Rampello, a raccontare l’Italia rurale saranno coinvolti anche William Gray, autore e copywriter italo-americano, e Alessandro Spinelli, professionista del digital marketing e delle strategie di crescita aziendale. Competenze in narrazione, linguaggi digitali e sviluppo di brand portano il mondo rurale dentro le logiche contemporanee della comunicazione e del posizionamento strategico.

I materiali prodotti — testi, contenuti multimediali, format di racconto — confluiranno nell’evento annuale della Pac previsto a Roma a novembre. Lì saranno condivisi con decisori pubblici, operatori del settore agricolo e stakeholder istituzionali, diventando parte del dibattito sulle politiche agricole e rurali in Italia.

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