Impianto di chip cerebrale invasivo NEO sviluppato in Cina per paralisi spinale

La Cina ha approvato il primo chip cervello-computer invasivo al mondo: ecco cosa significa

Nel novembre 2024, Dong Hui, 39 anni, paralizzato dal collo in giù dopo un incidente stradale, è stato tra i primi in Cina a ricevere un impianto cerebrale invasivo. Oggi, dopo mesi di riabilitazione, scrive il suo nome e usa la mano per afferrare oggetti. Il chip NEO, prodotto dalla startup cinese Neuracle Technology in collaborazione con la Tsinghua University, è stato il primo dispositivo BCI (brain-computer interface) invasivo al mondo a ricevere l’approvazione per uso clinico oltre le sperimentazioni, annunciata a marzo 2025.

NEO è un impianto grande quanto una moneta. I suoi otto sensori vengono posizionati sopra la dura madre, la membrana protettiva del cervello, anziché penetrare la corteccia cerebrale come fa il chip Neuralink di Elon Musk. Questo design meno invasivo riduce il rischio di emorragie, cicatrici gliali e degrado del segnale nel tempo, spiega Avinash Singh, ricercatore BCI all’University of Technology Sydney. Di conseguenza, il dispositivo ha affrontato meno ostacoli normativi in Cina, e il governo lo ha inserito in un percorso di approvazione accelerato.

Neuracle ha condotto 36 sperimentazioni cliniche su NEO a partire da ottobre 2023. Durante l’operazione, durata circa un’ora e mezza, i sensori raccolgono i segnali cerebrali e li trasmettono a un computer esterno, che li traduce in comandi per un guanto robotico morbido. Dong si allena ogni giorno per 2,5 ore. Il nono giorno dall’intervento, racconta, «la mia mano destra è riuscita ad afferrare una palla senza il guanto. È stato un momento miracoloso».

Cosa significa l’approvazione per il settore BCI

Wang Shouyan, neuroscienziato alla Fudan University di Shanghai, non coinvolto nello sviluppo di NEO, definisce l’approvazione «enormemente importante per l’industria globale». Dopo decenni di ricerca in laboratorio, le BCI invasive entrano nella fase di produzione su larga scala e uso clinico in Cina. Il paese ha inserito il chip nella propria assicurazione sanitaria, assegnandogli un codice unico: i pazienti eleggibili (tra 18 e 60 anni, con paralisi agli arti da lesione spinale ma con residua funzionalità delle braccia) potranno coprire parte del costo in futuro.

Lo stesso giorno dell’approvazione, il governo cinese ha pubblicato il suo nuovo piano quinquennale, che elenca le BCI tra le sei industrie chiave per la competitività tecnologica del paese, insieme a robot umanoidi e tecnologie quantistiche. Questo slancio politico si somma alla disponibilità culturale: «I pazienti cinesi tendono ad accogliere questa tecnologia con entusiasmo, a differenza del fattore ‘ick’ che si riscontra in USA ed Europa», nota Meicen Sun, ricercatrice all’University of Illinois Urbana-Champaign.

Nonostante le tensioni geopolitiche, la cooperazione USA-Cina nel settore esiste ancora. L’azienda americana Axoft, con sede a Cambridge (Massachusetts), sta collaborando con un partner cinese e un ospedale di Shanghai per testare la sua BCI su quattro pazienti in Cina, con piani di espansione. Altri dispositivi sono in attesa di approvazione nazionale, come Beinao-1, sviluppato dal Chinese Institute for Brain Research e dalla sua startup affiliata NeuCyber NeuroTech.

Per Dong, la notizia ha un significato personale: «Ora NEO non aiuterà solo me, ma migliaia di altri pazienti cinesi con lesioni spinali che ogni giorno sono torturati dalla disperazione. Darà loro speranza e cambierà le loro vite».

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