Byd, Italia solo piano B per il nuovo impianto di auto elettriche: la short list è Francia-Spagna
La short list per il secondo stabilimento europeo di Byd contiene due nomi: Francia e Spagna. Il gruppo cinese ha già un impianto in Ungheria e per la nuova fabbrica guarda ai due Paesi che figurano tra i candidati. A delineare il quadro è Alfredo Altavilla, special advisor di Byd per l’Europa, intervenuto a Torino all’inaugurazione del nuovo concessionario Denza dedicato al Nord Ovest.
«Per Byd l’Italia rimane un Piano B», ha spiegato Altavilla, collegando la scelta alla competitività dei singoli Paesi e agli investimenti necessari per riconvertire gli impianti. In ambito automotive la riconversione significa trasformare stabilimenti nati per i motori termici in siti adatti a produrre veicoli elettrici, con nuove linee, tecnologie e competenze. Un processo che richiede capitali ingenti e condizioni regolatorie e fiscali favorevoli, che secondo il manager l’Italia non offrirebbe ancora in misura sufficiente.
«Come tutti i costruttori stiamo cercando in Europa. Ci ritroviamo spesso tutti negli aeroporti a fare il giro delle stesse fabbriche, ci muoviamo come criceti sulla stessa ruota», ha osservato Altavilla, descrivendo la corsa dei grandi gruppi automobilistici alla ricerca di impianti da riconvertire.
Il nodo delle condizioni di competitività
Per Byd il nodo centrale restano le condizioni offerte dai diversi Paesi. Altavilla ha sottolineato di non avere preclusioni di carattere nazionale.
«Non ho personalmente nessun attaccamento al passaporto dei Paesi, mi interessano le condizioni di competitività. Mi piacerebbe trovarle in Italia, ma non le ho trovate»
Con condizioni di competitività si intendono fattori come:
- il costo del lavoro
- la qualità delle infrastrutture
- gli incentivi pubblici agli investimenti
- la stabilità regolatoria
- la velocità delle autorizzazioni
Elementi che pesano in modo decisivo nella scelta di dove localizzare un grande stabilimento produttivo.
Stellantis e il caso della fabbrica Maserati
Nella mappa delle opzioni valutate da Byd rientravano anche impianti esistenti, inclusi alcuni siti legati all’universo Stellantis, il gruppo nato dalla fusione tra FCA e PSA. «Non posso comprare qualcosa che non è in vendita», ha commentato Altavilla riferendosi all’ipotesi di uno stabilimento Stellantis. Il manager ha ricordato anche la possibilità di rilevare la fabbrica Maserati, scartata per lo stato dell’impianto: «Ma era stata completamente svuotata. Era rimasto solo un capannone, andava bene per farci un mercato rionale».
Da queste valutazioni emerge il criterio: Byd cerca stabilimenti con un buon potenziale di riconversione, dove l’investimento necessario per adeguare le strutture alla produzione di veicoli elettrici resti sostenibile rispetto ai ritorni attesi.
Denza e la rete commerciale in Italia
Sul fronte produttivo l’Italia resta una soluzione secondaria. Sul piano commerciale la strategia è opposta. A Venaria, alle porte di Torino, è stato inaugurato il nuovo showroom Denza, il brand premium del gruppo Byd. È il secondo dei 12 punti vendita che Byd prevede di aprire in Italia entro il 2027. Su scala europea la rete di vendita dovrebbe arrivare complessivamente a circa 350 strutture.
«Il mercato ci sta dando buone soddisfazioni sia in Italia sia in Europa», ha dichiarato Altavilla. «La gamma prodotto è ormai completata, siamo presenti in tutti i segmenti di mercato. Non abbiamo più scuse per non performare».
Essere presenti in tutti i segmenti significa offrire modelli che vanno dalle city car ai SUV, fino alle berline e ai veicoli di fascia alta, così da coprire gran parte della domanda. L’obiettivo dichiarato è entrare nella top 3 in Italia e negli altri Paesi, in un mercato storicamente dominato dai marchi tradizionali europei. Per Denza il 2027 sarà soprattutto l’anno del consolidamento della rete commerciale, con la messa a regime dei nuovi punti vendita.
Il marchio premium non punta però a sfidare le supercar: «Questa non è una scommessa sui grandi volumi perché saremmo irrealistici a pensare di sfidare le grandi supercar. Non facciamo la guerra a Ferrari, Lamborghini e Aston Martin».
Regole e certezze da Bruxelles
Sullo sfondo delle scelte di investimento resta il tema delle politiche industriali europee. Altavilla ha invocato «regole e certezze» da parte dell’Unione europea: «Oggi non ci sono. Anche quando le scrivono, le scrivono veramente male». Per un grande costruttore la prevedibilità delle norme su transizione energetica, incentivi all’acquisto di veicoli a basse emissioni, standard ambientali e sostegni agli investimenti è decisiva per decidere dove allocare capitali e capacità produttiva. L’incertezza normativa può rallentare gli investimenti o spostarli verso aree ritenute più stabili e competitive.
