AI e posti di lavoro: i dati dicono che il panico è prematuro
L’idea che l’intelligenza artificiale stia spazzando via i lavori d’ufficio è diventata un luogo comune. Ondate di licenziamenti nel settore tech, da Coinbase a Meta e Cisco, sembrano anticipare una catastrofe imminente per tutti i lavoratori della conoscenza. Ma prima di cambiare mestiere e cercare un posto nell’edilizia, vale la pena guardare cosa dicono i dati economici. La risposta breve: no, non ci siamo ancora.
Nonostante gli avvertimenti di un’apocalisse occupazionale imminente, le prove di un impatto su larga scala dell’AI sul mercato del lavoro americano sono scarse. L’analisi dei dati raccolti dal Bureau of Labor Statistics (BLS) mostra che il tasso di disoccupazione nei settori potenzialmente più esposti all’AI è in realtà più basso di quello delle occupazioni meno toccate dalla tecnologia. E, aspetto cruciale per gli economisti, non ci sono segnali che un gran numero di persone si stia spostando dai lavori minacciati dall’AI verso quelli considerati più sicuri, come i lavori manuali.
Le statistiche attuali non escludono un improvviso sconvolgimento nei prossimi anni, ma mettono in dubbio l’inevitabilità degli scenari apocalittici e la velocità con cui dovrebbero realizzarsi. “Tutti i dati disponibili suggeriscono che l’impatto dell’AI sulle condizioni attuali del mercato del lavoro è probabilmente piccolo”, dice Erika McEntarfer, economista del lavoro già a capo del BLS e oggi fellow allo Stanford Institute for Economic Policy Research. Secondo lei, questo “sorprende molti, ma non dovrebbe. Quello che sappiamo dalla storia è che ci vuole tempo perché le innovazioni si diffondano attraverso i cambiamenti nei settori e nelle occupazioni. È improbabile che l’AI trasformi il mercato del lavoro prima di aver trasformato le aziende.”
McEntarfer cita i dati del Census USA, secondo cui solo una azienda su cinque utilizza l’AI in qualche funzione aziendale. “I dati sono un grande reality check sulla paura che l’AI sarà enormemente dirompente. Potrebbe esserlo, probabilmente lo sarà, ma i dati ci dicono che la disruption non è ancora qui e che abbiamo tempo per pianificare.”
Certo, il mercato del lavoro americano non è roseo, specialmente per i giovani. Il tasso di disoccupazione per i neolaureati è intorno al 5,6%, ben sopra la media generale e a livelli che non si vedevano dalla pandemia e dagli anni successivi alla recessione del 2008. I tassi di assunzione sono particolarmente bassi nell’economia post-Covid, un trend che colpisce duro chi cerca di entrare nel mondo del lavoro. Se sei un neolaureato in cerca di un posto nel tech, sembra che nessuno stia assumendo.
Ci sono segnali che l’AI stia contribuendo alle difficoltà dei 22-25enni in cerca di lavoro nello sviluppo software e in altre occupazioni esposte alla tecnologia. Ma queste professioni rappresentano solo una fetta del mercato del lavoro complessivo. Ed è incerto quanto dell’attuale situazione sia da attribuire all’AI o ad altre forze macroeconomiche che hanno creato un mercato del lavoro “low-fire, low-hire”. Le risposte a queste domande ci diranno molto sul nostro destino lavorativo nella transizione verso un’economia basata sull’AI.
Per capire meglio, servono dati migliori e più completi. Le statistiche del BLS, basate su un sondaggio mensile su 60.000 famiglie, forniscono una panoramica generale. Accademici e alcune aziende di AI stanno cercando di ottenere una visione più granulare, ma gli strumenti attuali non spiegano adeguatamente come l’AI stia influenzando il vasto mercato del lavoro americano. “Stiamo volando un po’ alla cieca”, dice David Deming, professore di economia a Harvard. Il suo gruppo ha iniziato a intervistare migliaia di persone ogni tre mesi dal 2024, chiedendo se usano l’AI generativa, con che frequenza e se fa risparmiare tempo. I risultati mostrano che poco più del 40% dei lavoratori la usa, ma l’adozione varia molto per settore. Il ritmo di adozione è più veloce di quello del PC e di internet, ma resta nella stessa fascia.
Uno degli strumenti più usati per prevedere l’impatto dell’AI è l’analisi di “esposizione” delle varie occupazioni: si valutano i compiti di un lavoro e si vede quanti possono essere svolti da un modello linguistico. I risultati di questi studi spesso scatenano il panico, con grafici che mostrano la crescente vulnerabilità di centinaia di impieghi. Ma la realtà è più complessa. I giovani sono i più vulnerabili, ma l’esposizione non è la stessa cosa della sostituzione. Il mercato del lavoro si sta adattando, e la disruption tanto annunciata deve ancora arrivare.
