AI e lavoro: cosa dicono i dati (e cosa no) sul panico dei posti di lavoro
Il panico per l’impatto dell’AI sui lavori d’ufficio continua a crescere, ma i dati non lo sostengono. Un’analisi dei numeri del mercato del lavoro americano mostra che la disoccupazione nelle professioni più esposte all’intelligenza artificiale è in realtà più bassa rispetto a quelle meno esposte. Non ci sono nemmeno segni che grandi masse di lavoratori si stiano spostando da ruoli minacciati verso lavori manuali considerati più sicuri.
Il mercato del lavoro non sta benissimo, è vero. Ma il motivo non è quello che si pensa.
Un recente studio di Stanford ha trovato un dato più preoccupante. I giovani lavoratori in occupazioni esposte all’AI hanno subito un netto calo dell’occupazione dopo la diffusione dell’AI generativa. Lo stesso fenomeno non si è verificato in lavori a bassa esposizione, suggerendo che l’AI stia sostituendo proprio quei compiti junior che un tempo davano ai giovani il primo gradino della carriera.
Georgios Petropoulos, professore alla USC Marshall School of Business, scrive che l’AI non ha ancora prodotto disoccupazione di massa, ma potrebbe stare silenziosamente indebolendo il primo gradino della scala professionale. È il momento di ripensare come formare, preparare e supportare i giovani che entrano nel mondo del lavoro.
