TTG Rimini, Peraboni: Ieg cresce all’estero e punta al marketplace globale
La 63ª edizione di TTG Travel Experience e di InOut | The Hospitality Community si è chiusa a Rimini con un’offerta estera più larga: nuovi ingressi dalla Colombia, dalle Filippine e da molti altri Paesi, e di conseguenza più buyer arrivati a comprare Italia. È il bilancio di Corrado Peraboni, amministratore delegato di Italian Exhibition Group, il gruppo che organizza la manifestazione.
Peraboni lega l’andamento della fiera a quello del settore: il TTG, dice, è andato come è andato il turismo in Italia quest’anno, cioè bene.
TTG è una fiera B2B. Mette in contatto gli operatori della filiera — destinazioni, tour operator, strutture ricettive, trasporti e servizi — con i buyer, i compratori professionali che acquistano e costruiscono pacchetti e proposte per il mercato. Il punto, secondo l’amministratore delegato, è che sta cambiando la funzione stessa della fiera.
«Passare dall’essere una fiera dove si vende l’Italia agli stranieri, e viceversa, a un vero marketplace internazionale è una sfida che stiamo vincendo»
Marketplace internazionale, qui, significa piattaforma di scambio: non si promuove solo una destinazione, si facilita l’incontro tra domanda e offerta turistica su scala globale.
Nel bilancio dell’evento Peraboni mette anche la presenza del ministro Gianmarco Mazzi, al giorno dell’inaugurazione e poi per un’altra giornata intera. La legge come un segno di vicinanza delle istituzioni al settore rappresentato dalla fiera.
Il 12% del fatturato arriva da 10 Paesi
Ieg non vive solo di appuntamenti italiani. Peraboni rivendica un profilo internazionale che definisce il più avanzato tra gli operatori fieristici: circa il 12% del fatturato arriva da 10 Paesi diversi. Le manifestazioni fuori dall’Italia coprono quattro aree:
- Medio Oriente, con Dubai
- Singapore
- Messico
- Brasile, dove il gruppo è il quinto organizzatore per importanza
La presenza estera serve anche ai poli italiani, Rimini e Vicenza: si fanno assaggiare le fiere migliori che il gruppo ha qui, e poi quei visitatori è più facile portarli in Italia.
Sul modo in cui nascono le manifestazioni all’estero, Peraboni distingue due strade. La prima sono i geo cloni, o geo adattamenti, di format nati in Italia e riproposti altrove calibrandoli sui mercati locali: succede per il fitness e per l’oro a Dubai e Singapore. La seconda sono fiere che Ieg non ha ancora in portafoglio e che sperimenta direttamente fuori.
Da qui l’ipotesi della geo clonazione al contrario, cioè portare in Italia manifestazioni sviluppate all’estero e non ancora presenti nel portafoglio del gruppo. Peraboni dice che la stanno iniziando a preparare, senza indicare nomi né date.
Cosa significa per il risparmiatore
- Circa il 12% del fatturato su 10 Paesi è la quota di ricavi che, secondo l’ad, rende Ieg l’operatore fieristico più internazionalizzato del settore: è la parte di conti meno esposta all’andamento del solo mercato italiano.
- Il calendario nazionale resta il nucleo dell’attività, con Rimini e Vicenza come poli da cui partono i format poi replicati fuori. La quota restante dei ricavi si gioca su queste due sedi.
- Il progetto di importare in Italia fiere nate all’estero è in preparazione e non ha ancora manifestazioni, date o sedi annunciate: non c’è nulla di calendarizzato da mettere in conto per i prossimi bilanci.
- I numeri assoluti dell’edizione appena chiusa — espositori, buyer, superficie espositiva — non sono stati comunicati: il bilancio disponibile resta quello qualitativo dell’amministratore delegato.
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