Unicredit, via libera Bce al Danish compromise: +52 punti base sul Cet1
La Banca centrale europea ha autorizzato Unicredit ad applicare il cosiddetto Danish compromise nel calcolo dei propri coefficienti patrimoniali consolidati. Lo ha comunicato l’istituto guidato da Andrea Orcel, che stima un beneficio di circa 52 punti base sul coefficiente Cet1, calcolato sulla base della situazione al secondo trimestre del 2026.
Il Danish compromise è una metodologia regolamentare che riguarda il modo in cui le banche calcolano i requisiti patrimoniali, cioè il capitale che devono detenere a fronte dei rischi assunti. In pratica, si tratta di un trattamento specifico per alcune partecipazioni e attività che, secondo il regolatore, riflette meglio la reale esposizione ai rischi nel bilancio consolidato di un gruppo bancario.
I coefficienti patrimoniali sono gli indicatori con cui le autorità di vigilanza — per le banche dell’area euro, la Bce — misurano la robustezza di un istituto di credito. Più sono alti, maggiore è il margine di sicurezza a copertura delle attività rischiose.
Il Cet1 (Common Equity Tier 1) è l’indicatore di capitale di migliore qualità di una banca: esprime il rapporto tra capitale primario di classe 1 (principalmente azioni ordinarie e utili non distribuiti) e attività ponderate per il rischio. È uno dei parametri più monitorati da vigilanza, investitori e mercato per valutare la stabilità di un istituto.
Un incremento di 52 punti base — cioè 0,52 punti percentuali — sul Cet1 rappresenta un ulteriore rafforzamento della capacità della banca di assorbire eventuali perdite e di sostenere la crescita delle attività, sempre nel rispetto dei requisiti regolamentari fissati dalla Bce.
