certificati bancari come funzionano

Certificati bancari: come funzionano per chi investe

La risposta in breve

Un certificato bancario è uno strumento finanziario emesso da una banca che paga un rendimento legato all’andamento di un asset sottostante, come un indice, un’azione o un tasso. In Italia, questi prodotti si chiamano anche certificate e si comprano sul segmento Cert-X di Borsa Italiana o tramite la propria banca. Il funzionamento è diverso da un’obbligazione: il rendimento dipende dal verificarsi di condizioni prefissate, non semplicemente dal passare del tempo.

Come funzionano i certificati bancari

I certificati bancari sono prodotti derivati cartolarizzati. La banca emittente costruisce una formula matematica che determina il rimborso a scadenza. Il valore del certificato segue l’andamento del sottostante, ma con caratteristiche specifiche: protezione del capitale, barriere, premi condizionati.

Facciamo un esempio concreto. Un certificato sull’indice FTSE MIB con scadenza a 5 anni, capitale protetto all’80% e rendimento del 3% annuo: se a scadenza l’indice è sopra il livello iniziale, il risparmiatore riceve il capitale più il 3% annuo. Se l’indice è sceso di meno del 20%, riceve il capitale iniziale. Se è sceso di più, subisce una perdita proporzionale al calo. Questo è uno schema tipico, ma esistono molte varianti.

Le tipologie principali

  • Certificati a capitale protetto: garantiscono il rimborso del 100% del capitale a scadenza, ma il rendimento è spesso limitato.
  • Bonus certificate: pagano un premio fisso se il sottostante non scende oltre una barriera durante la vita del prodotto.
  • Express certificate: prevedono scadenza anticipata automatica se il sottostante raggiunge un livello target in determinate date.
  • Discount certificate: si acquistano a prezzo scontato rispetto al sottostante; il rendimento si realizza se a scadenza il sottostante è sopra la barriera.

Dove si comprano in Italia

I certificati sono quotati sul Cert-X, il segmento di Borsa Italiana dedicato ai prodotti strutturati. Si possono acquistare tramite banche tradizionali (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco BPM) oppure via broker online come Directa, Fineco o Webank. L’acquisto avviene come un normale titolo azionario: si usa il codice ISIN del certificato e si inserisce un ordine con prezzo limite.

Alcune banche offrono anche certificati emessi direttamente da loro, spesso in collocamento. In quel caso si sottoscrive il prodotto fuori dal mercato secondario, con un prospetto informativo dedicato.

Costi e trattamento fiscale

I costi per chi compra certificati sono simili a quelli delle azioni: commissioni di negoziazione (tipicamente 0,2%-0,6% del controvalore) e spread tra prezzo denaro e lettera. Alcuni certificati hanno inoltre una commissione di struttura incorporata, indicata nel KID.

Sul piano fiscale, le plusvalenze da vendita o rimborso sono tassate al 26%, come le azioni. Vale anche l’imposta di bollo sul deposito titoli: 0,2% annuo per i conti sopra i 5.000 euro.

I rischi da considerare

Il rischio principale è quello di credito: se la banca emittente fallisce, si perde il capitale, anche nei certificati a protezione totale. Il rischio di mercato è legato al sottostante e alle condizioni della formula. C’è poi il rischio di liquidità: se il certificato è poco scambiato, la vendita anticipata può avvenire a prezzi molto diversi dal valore teorico.

Cosa significa per il risparmiatore

  • I certificati non sono obbligazioni. Chi investe in certificati dovrebbe sapere che il rimborso del capitale dipende dall’emittente e dalle condizioni del prodotto, anche quando il termine “protetto” compare nel nome.
  • Prima di acquistare, leggere il KID (Key Information Document): lì si trovano il rendimento massimo, le condizioni di rimborso e la scala di rischio PRIIPs da 1 a 7.
  • La vendita anticipata può far perdere denaro anche con prodotti a capitale protetto, perché il prezzo di mercato riflette il valore in quel momento e non coincide con il rimborso a scadenza.
  • Confrontare sempre con alternative più semplici: un’obbligazione, un conto deposito o un ETF. In molti casi il costo complessivo dei certificati riduce il rendimento netto rispetto ad alternative meno complesse.

Come fare in pratica

  1. Apri un conto titoli presso una banca o un broker online abilitato a operare su Borsa Italiana (es. Directa, Fineco, Webank).
  2. Verifica che il tuo intermediario dia accesso al mercato Cert-X. Non tutti i broker li offrono, alcuni solo su richiesta.
  3. Consulta il listino dei certificati sul sito di Borsa Italiana o sui motori di ricerca dedicati come certificati.info o le sezioni dei principali emittenti (Unicredit, Intesa, BNP Paribas, Societe Generale).
  4. Seleziona il certificato in base al sottostante, alla scadenza e al livello di protezione. Scarica il KID e il prospetto prima di procedere.
  5. Inserisci un ordine con il codice ISIN, la quantità e un prezzo massimo. Meglio usare un ordine limite per evitare sorprese.
  6. Dopo l’acquisto, monitora la posizione: il prezzo varia ogni giorno. A scadenza, l’emittente rimborsa secondo la formula.

Per chi vuole provare a investire nei certificati, il consiglio è di partire con somme limitate e con prodotti semplici, come un bonus certificate su un indice azionario ampio. Prima di ogni acquisto, controlla sempre la solidità dell’emittente e le condizioni di rimborso.

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