X-Men ’97 Stagione 2, episodi 1-4: la recensione (senza spoiler)
La seconda stagione di X-Men ’97 arriva su Disney+ il 1 luglio. I primi quattro episodi, visti in anteprima senza spoiler, confermano che l’attesa è valsa la pena: la serie riparte esattamente da dove aveva lasciato, alzando subito il livello della posta in gioco.
Questa stagione si divide su tre piani temporali, uniti dalla figura del villain Apocalisse. Una parte degli X-Men viene trascinata in un futuro distopico dove Apocalisse domina l’umanità; un’altra finisce nell’antico Egitto, quando Apocalisse è ancora un giovane mutante in guerra contro Rama-Tut (doppiato da John de Lancie). Nel presente, un gruppo improvvisato di eroi – tra cui Bishop, Forge, Jubilee e Cable – prova a colmare il vuoto lasciato dai compagni scomparsi.
Gli sceneggiatori gestiscono le tre linee narrative con intelligenza, dedicando episodi separati a ciascun periodo storico, senza tentare di intrecciarle tutte in contemporanea. Il risultato è un racconto più ordinato rispetto alla prima stagione, ma la serie soffre ancora dello stesso problema: un ritmo troppo serrato che a volte brucia il materiale di partenza. L’episodio pilota, in particolare, sembra correre più del necessario.
Dal punto di vista dei personaggi, la stagione brilla per l’attenzione ai conflitti interiori. Cyclops e Jean Grey si riuniscono al figlio Nathan, ma il loro ruolo di genitori si scontra con le necessità del mondo. Jubilee deve decidere fino a che punto spingersi per garantire la sopravvivenza della sua gente. E, soprattutto, Professor X e Magneto tornano a duellare ideologicamente: il punto più alto di questi episodi è vedere Magneto alle prese con la sua morale in evoluzione, non più villain ma nemmeno eroe, di fronte a un Apocalisse ancora plasmabile e capace di bene.
«Beneath all the colorful trappings and the time travel spectacle, the series is really concerned with the very real and personal struggles our heroes face.»
La trama di Cable e Jubilee funge da contrappunto più leggero, ma mostra quanto sia diventato cupo il presente del 1997, con la minaccia di Bastion e Operation: Zero Tolerance appena superata ma già rimpiazzata da nuove tensioni.
A livello tecnico, l’animazione resta fluida e dinamica, con un uso eccellente di luci e atmosfere: spicca una scena d’azione nebbiosa nell’episodio 1 e l’episodio 4, che sfrutta appieno la scala epica della serie. Il doppiaggio è solido: Lenore Zann (Rogue), George Buza (Beast) e Cal Dodd (Wolverine) tornano dai vecchi tempi, mentre Matthew Waterson dà a Magneto la giusta dignità. De Lancie è un piacere nei panni di Rama-Tut. L’unica nota stonata: la voce di Apocalisse evoluto, affidata a Ross Marquand, non ha la stessa presenza minacciosa del compianto John Colicos.
Mancano ancora all’appello sviluppi su Wolverine e la perdita dell’adamantio, così come Morph e Nightcrawler restano un po’ in secondo piano. Ma la sensazione è che la stagione abbia le idee chiare e sappia dove andare.
