Scena del film The Death of Robin Hood con Hugh Jackman nel bosco

The Death of Robin Hood: Un’epopea cupa e violenta con Hugh Jackman

Il 19 giugno arriva al cinema The Death of Robin Hood — e non è la solita storia. Lo dice la prima scena, con Hugh Jackman che macella nemici nei boschi. Niente allegria, niente cornamuse. Questo Robin Hood è un assassino anziano, crudele, senza redenzione apparente.

Il film di Michael Sarnoski (lo stesso di Pig e A Quiet Place: Day One) si ispira alla ballata medievale A Gest of Robyn Hode, in particolare all’ultima parte, dove il fuorilegge si reca dalla priora di Kirklees per farsi curare. Lei è sua parente, ma insieme all’amante trama di ucciderlo. Sarnoski riprende l’idea della prioria come luogo di guarigione, ma riscrive e demistifica l’intera leggenda.

Il Robin Hood di Jackman — mai stato così irsuto — non è un eroe altruista. È un nomade violento che ammette senza giri di parole che tutte le storie su di lui sono miti, e la maggior parte neppure ha un briciolo di verità. Maid Marian non è mai esistita, ha rubato a ricchi e poveri, ha ucciso donne e bambini. Come William Munny in Gli spietati, è un killer segnato da un passato violentissimo che continua a inseguirlo. Ha ucciso così tante persone che, dovunque si nasconda, c’è sempre un parente pronto a vendicarsi. Robin è stanco, la morte sarebbe un regalo, eppure continua a uccidere chi lo insegue.

Nonostante gli scatti di violenza improvvisa e spesso senza senso, c’è un silenzio inquietante che attraversa tutto il film. Un’atmosfera di solitudine che cattura l’isolamento di Robin dalla società che ha danneggiato. L’unico membro dei Merry Men che appare è Little John (Bill Skarsgård, irriconoscibile, con la sua solita voce roca e profonda). Sono passati anni dall’ultimo incontro; Little John vive una vita tranquilla sotto falso nome, con moglie e figli ignari del suo passato. Ora la sua famiglia è in pericolo, e chiede aiuto al suo ex capo e figura paterna per salvarla e vendicarsi. Entrambi ottengono molto di più di quanto avessero previsto: Robin riporta ferite gravissime.

Per salvargli la vita, Little John lo porta alla prioria del film, la cui priora — Sister Brigid (Jodie Comer, al suo meglio) — è famosa per le sue capacità di guarigione. Lei cura le sue ferite, ma più tempo Robin passa lì, a conoscere la comunità, più la sua anima potrebbe davvero guarire. Sister Brigid e una bambina traumatizzata di nome Margaret (Faith Delaney) diventano il cuore emotivo del film. A loro si aggiunge un lebbroso enigmatico (Murray Bartlett, quasi sempre coperto) che aiuta Robin a riavvicinarsi alla luce.

The Death of Robin Hood mescola lo smontaggio del mito di Gli spietati, la brutalità medievale di The Northman e l’estetica celtica cupa di The Green Knight. Ma è impossibile non pensare a Logan, l’altro film di Jackman su un violento dannato dal passato. Qui usa coltelli e arco invece di artigli di adamantio, ma la cifra è la stessa: un eroe stanco che ha visto troppo. La performance di Jackman è solida, ma il confronto con Logan resta inevitabile.

Articoli simili