SpaceCamp (1986): 40 anni dopo, cosa racconta oggi quel film sullo Space Shuttle
SpaceCamp uscì nelle sale americane nell’estate del 1986, sei mesi dopo la perdita del Challenger. Il film raccontava la storia di un gruppo di ragazzi vincitori di un campo estivo della NASA che, per un incidente, venivano lanciati in orbita a bordo dello Space Shuttle Atlantis. Era un fantasy, ma nasceva da un sogno molto concreto: quello di rendere il volo spaziale umano una cosa normale, quasi banale.
Negli anni Ottanta, la NASA immaginava lo Shuttle come un veicolo completamente riutilizzabile, capace di voli mensili o addirittura settimanali verso l’orbita bassa terrestre. Aziende come Coke e Pepsi avevano già programmato esperimenti pubblicitari nello spazio. Si parlava addirittura di mandare in orbita Big Bird, il pupazzo di Sesame Street. La tragedia del 28 gennaio 1986, con la morte dei sette astronauti tra cui l’insegnante Christa McAuliffe — che sarebbe stata la prima civile nello spazio — spense ogni entusiasmo.
In realtà, anche prima del disastro lo Shuttle non aveva mantenuto le promesse. Il suo record di voli in un anno solare fu di nove missioni, raggiunto nel 1985. Negli anni Novanta si stabilizzò tra cinque e sei l’anno. Niente a che vedere con i voli bisettimanali inizialmente previsti. SpaceCamp resta oggi una capsula del tempo: racconta con ingenuità un futuro che non è mai arrivato, ma che forse, con i nuovi lanciatori privati, sta tornando a essere possibile.
