La Borsa di Wall Street, dove OpenAI potrebbe quotarsi non prima del 2027

OpenAI rinvia la quotazione: Altman esclude l’Ipo nel 2026 e guarda al 2027

Sam Altman non vede la quotazione di OpenAI prima del 2027. In un’intervista a Fortune, il ceo della società che ha creato ChatGPT ha spiegato che non ritiene questo il momento opportuno per portare l’azienda in Borsa e ha escluso un debutto a Wall Street nel 2026.

«Direi che non avverrà nel 2026.»

La precisazione arriva poche settimane dopo il deposito riservato della documentazione per l’Ipo (Initial Public Offering), l’offerta pubblica iniziale con cui un’azienda vende per la prima volta le proprie azioni al pubblico e si quota in Borsa. Attraverso l’Ipo investitori istituzionali e retail possono diventare azionisti.

La presentazione in via confidenziale dei documenti preliminari aveva alimentato le speculazioni su un possibile debutto a Wall Street già nel 2024. Il mercato guarda a OpenAI come a uno dei protagonisti globali dell’intelligenza artificiale generativa, un settore che attira investimenti massicci da big tech e fondi specializzati.

Una quotazione conterebbe anche per gli investitori fuori dagli Stati Uniti, perché offrirebbe un riferimento diretto in Borsa per l’IA generativa, oggi spesso esposta attraverso grandi gruppi quotati che integrano queste tecnologie nei propri servizi.

Focus sulla sicurezza dell’IA

Altman ha indicato che in questa fase OpenAI intende concentrarsi sulla sicurezza. Per un’azienda che sviluppa modelli capaci di generare testi, immagini e altri contenuti, vuol dire funzionamento affidabile dei modelli, riduzione dei rischi di utilizzo improprio e controllo degli effetti su individui, aziende e società. Rientrano qui anche la protezione dei dati, la prevenzione della disinformazione e la gestione degli impatti economici e occupazionali.

Privilegiare questo ambito rinviando la quotazione segnala l’intenzione di consolidare tecnologia e processi interni prima di affrontare le pressioni aggiuntive dei mercati finanziari.

Cosa cambia per gli investitori

Le parole di Altman ridimensionano le attese di un esordio a breve. Escludere il 2026 come anno utile lascia intendere che una quotazione sarà presa in considerazione solo in una fase successiva. Nell’attesa, l’esposizione al boom dell’intelligenza artificiale continuerà a passare soprattutto per i grandi gruppi tecnologici quotati che collaborano con OpenAI o sviluppano soluzioni concorrenti, mentre la società guidata da Altman proseguirà lo sviluppo dei propri modelli con un’attenzione dichiarata alla sicurezza.

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