Vetrina di una boutique di lusso: i ricavi di Kering frenano per il calo di Gucci

Kering chiude il trimestre a 3.345 milioni: ricavi stabili, ma Gucci perde il 6% a parità di condizioni

Kering ha chiuso il terzo trimestre con ricavi per 3.345 milioni di euro. Il dato viene definito stabile, ma la stabilità arriva da un effetto cambi positivo: su base comparabile, cioè a parità di perimetro e di tassi di cambio, il gruppo del lusso registra un -1%. La performance di Gucci resta il punto su cui si concentra l’attenzione.

La distinzione tra dato riportato e dato comparabile conta. Quando i ricavi vengono realizzati in valute diverse e poi consolidati in euro, un movimento favorevole dei cambi migliora il valore finale anche se il business non cresce. Il confronto like-for-like toglie di mezzo proprio questi fattori per mostrare l’andamento reale delle vendite.

Nove mesi a 10.565 milioni e 100 negozi in meno

Nei primi nove mesi dell’anno il fatturato di Kering arriva a 10.565 milioni, in calo del 2%. La società precisa che il dato risulta stabile su base comparabile se si tiene conto della razionalizzazione della rete retail: sono stati eliminati 100 negozi e il piano prevede di arrivare a 125 punti vendita chiusi nell’anno.

Per un gruppo del lusso la rete di negozi, diretti o in altre forme, è un elemento centrale. Intervenire sul perimetro retail incide sui ricavi riportati, ma è anche lo strumento con cui le aziende cercano più efficienza, una distribuzione di qualità migliore e margini più alti.

Gucci resta il nodo: 1.291 milioni, -6% comparabile

Nel trimestre i marchi del portafoglio come Saint Laurent, Bottega Veneta e Brioni hanno avuto un andamento in linea con le aspettative. Gucci no: i ricavi dei tre mesi si fermano a 1.291 milioni, in flessione del 4% e del 6% su base comparabile.

«Il fatturato del terzo trimestre riflette l’andamento che avevamo previsto, in un contesto macroeconomico meno favorevole. La ripresa di Gucci rimane la nostra priorità assoluta»

L’amministratore delegato Luca de Meo ha spiegato che il gruppo sta rafforzando l’attrattiva del marchio e portando avanti lo sviluppo dei prodotti con ritmo sostenuto. Ha anche aggiunto che per liberare il potenziale del gruppo è necessario ridare slancio a Gucci e che l’impresa richiederà diverse stagioni. Tradotto: si interviene su posizionamento e offerta prodotto, ma nel lusso i tempi di rilancio si misurano su cicli creativi e commerciali lunghi, non su un paio di trimestri.

Cosa significa per il risparmiatore

  • Chi ha in portafoglio Kering, quotata a Parigi su Euronext e acquistabile tramite home banking o broker con deposito titoli, si trova davanti a un trimestre in cui il freno arriva dal marchio principale: il -6% comparabile di Gucci pesa più del -1% del gruppo.
  • L’esposizione al lusso si può distribuire con ETF settoriali europei disponibili su Borsa Italiana, che diluiscono il rischio legato a un singolo marchio e ai suoi tempi di rilancio.
  • La chiusura di 125 negozi è una leva sui costi fissi: meno punti vendita significano spese di struttura inferiori, ma anche meno superficie espositiva, un effetto sui ricavi riportati da controllare nei prossimi conti.
  • Il dato da seguire nel prossimo appuntamento trimestrale è la base comparabile di Gucci: 1.291 milioni nel trimestre contro i 125 negozi del piano di chiusure.

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