Master Chief in Halo Combat Evolved remaster

Il modello live-service arranca: Halo Combat Evolved è il vero “forever game”

Quando l’attore Ben Starr — volto di Final Fantasy 16 e Clair Obscur: Expedition 33 — è salito sul palco del Summer Game Fest per sponsorizzare Fortnite, la scena è sembrata più ironica che trionfale. Per anni il battle royale di Epic è stato la stella polare di ogni CEO: il gioco eterno, l’audience pronta, il flusso continuo di entrate. Poi la bolla del metaverso è scoppiata, i soldi sono finiti nei modelli linguistici che nessuno ha chiesto, e l’industria dei videogiochi è entrata in una contrazione dolorosa.

Tra le notizie più clamorose: Epic ha licenziato 1.000 dipendenti dopo un calo significativo del coinvolgimento in Fortnite. “Abbiamo avuto difficoltà a mantenere la magia a ogni stagione”, ha ammesso Tim Sweeney. E ora l’azienda si appoggia a un attore diventato famoso per giochi single-player. Il segnale è chiaro: il vento è cambiato. Le esperienze single-player stanno dimostrando una forza culturale che i publisher non avevano previsto.

Live-service: promesse mai mantenute

Al Summer Game Fest, le new entry live-service brillavano per la loro assenza. Gli unici sopravvissuti erano veterani degli MMO: Jagex ha portato Dragonwilds (spin-off di RuneScape), ArenaNet ha annunciato Guild Wars 3 puntando tutto sulla nostalgia. Nessuno ha investito milioni in nuovi franchise live-service — quei soldi sono finiti nel cestino del montaggio.

L’errore più grosso? Bungie con Destiny 2. The Final Shape è stata un’espansione amata che ha chiuso molte trame, offrendo ai giocatori un punto d’uscita naturale. Il gioco non si è più ripreso. La lezione è chiara: concludere una storia soddisfacente è l’antitesi del modello “forever game”.

Remedy, dopo il live-service FBC: Firebreak (morto dopo un anno), si è rifugiata in Control Resonant. Al Nintendo Direct, Rayman Legends Retold è solo coop locale, Vampire Survivors battle royale arriva a 8 giocatori — un segno di quanti server non servano più. Splatoon stesso è stato reindirizzato verso il single-player con Splatoon Raiders, che enfatizza scontri con fauna armata di pentole, non tornei online.

Al Xbox Games Showcase, la storia si è ripetuta: Fallout 76 è risorto solo dopo una rianimazione costosa (NPC, serie TV Amazon); Sea of Thieves ha impiegato anni per trovare la sua identità; The Elder Scrolls Online ha dovuto riscrivere meccaniche di base per accontentare i fan di Skyrim. Dietro ogni live-service di successo ci sono anni di falle e disastri che pochi publisher possono permettersi oggi.

L’unico forever game che resta

Forse l’industria dovrebbe accettare che il forever game non esiste. Ma in assenza di pensiero sano, guardiamo a un altro tipo di eternità: la classica storia single-player che torna ogni decade. Halo: Combat Evolved — o meglio, Halo: Campaign Evolved — si ripresenta con la sua remaster. Niente multiplayer stavolta. Perché, se perfino Fortnite non riesce a mantenere la promessa di Fortnite, perché provarci?

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