minerale di niobio e tantalio grezzo su superficie scura

Climate tech si riposiziona sui minerali critici per restare a galla

Siamo a più di un anno dal secondo mandato di Trump, e il sostegno alle cause climatiche negli Stati Uniti è debole. Le aziende di climate tech trovano però il modo di sopravvivere, se non prosperare, puntando su temi politicamente più graditi: data center, energia abbondante o minerali critici.

Boston Metal è l’ultimo esempio. Conosciuta per il suo processo di produzione dell’acciaio a basse emissioni, la startup ha raccolto 75 milioni di dollari da investitori nuovi ed esistenti per sostenere la sua divisione metalli critici. Niobio e tantalio, usati in motori aeronautici e leghe speciali, non avranno l’impatto climatico dell’acciaio pulito, ma possono generare la cassa necessaria per tenere l’azienda in vita.

La tecnologia di Boston Metal si chiama elettrolisi a ossido fuso: usa elettricità per produrre metalli. L’anno scorso l’azienda aveva raggiunto un traguardo importante, producendo una tonnellata di materiale nel suo reattore pilota in Massachusetts. Ora la priorità è cambiata: via libera a niobio, tantalio, cromo e vanadio. L’acciaio è un settore difficile: scala enorme, prezzi bassi. Puntare su metalli che il governo USA considera critici potrebbe essere il modo per resistere, magari fino a quando si potrà tagliare seriamente le emissioni dell’industria siderurgica.

“Investendo nei metalli critici, dove possiamo muoverci veloce, generiamo le risorse per continuare lo sviluppo dell’acciaio”, spiega Tadeu Carneiro, CEO di Boston Metal.

Non è l’unica. Brimstone, startup californiana del cemento, ha sviluppato un processo che riduce la CO₂ usando nuovi materiali di partenza. Oltre al cemento, produce materiali cementizi supplementari e allumina per l’industria dell’alluminio. A dicembre 2024 il Dipartimento dell’Energia USA ha cancellato 1,3 miliardi di dollari in finanziamenti per progetti legati al cemento, inclusi quelli di Brimstone e Sublime Systems. Oggi Brimstone presenta sul sito la produzione di minerali critici accanto a quella del cemento.

Anche alcune aziende di rimozione della CO₂ cercano di salire sul carro dei minerali critici, collaborando con il settore minerario per ottimizzare le operazioni o bonificare siti abbandonati.

È un cambiamento di messaggio più ampio: politici e dirigenti energetici parlano sempre meno di clima. Una tendenza che mette a disagio, anche se la si capisce. Se si tace troppo sulla crisi climatica, si rischia di perdere di vista l’obiettivo finale. Ma per alcune startup, allinearsi a priorità diverse può essere l’unico modo per restare in gioco abbastanza a lungo da fare davvero la differenza.

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