La Cina approva il primo chip cerebrale invasivo al mondo: cosa significa per il futuro delle BCI
La Cina ha concesso l’approvazione al primo chip cerebrale invasivo NEO, un dispositivo che collega direttamente il cervello a un computer e che esce ora dalla fase di sperimentazione clinica per entrare nell’uso clinico vero e proprio. L’annuncio segna un passo avanti nella corsa globale alle interfacce cervello-computer (BCI).
Il sistema è stato sviluppato per aiutare persone con paralisi gravi. Dong Hui, paziente coinvolto nei test, ha raccontato di aver scritto il suo nome, la data e “Grazie” usando una penna, dopo sei anni di immobilità causata da un incidente stradale. Il braccio non si muoveva più, ma il chip ha letto i segnali neurali e ha permesso il movimento.
L’approvazione, arrivata a marzo 2025, riguarda l’uso clinico del dispositivo al di fuori dei trial. NeuroXess, l’azienda cinese che ha sviluppato NEO, ha dichiarato che l’obiettivo è commercializzare il sistema per trattamenti su larga scala. Il traguardo posiziona la Cina come leader emergente nel settore, in diretta competizione con aziende statunitensi come Neuralink, che finora non ha ottenuto approvazioni analoghe al di fuori degli studi clinici.
Rispetto ad altri dispositivi simili, NEO è un impianto invasivo: viene inserito chirurgicamente nel cranio e collegato direttamente alla corteccia cerebrale. La scelta progettuale punta a una maggiore precisione nella lettura dei segnali, ma comporta rischi chirurgici e di infezione. Il passo successivo, secondo gli sviluppatori, sarà ampliare le applicazioni a patologie neurodegenerative come SLA e lesioni spinali.
