Impianto geotermico Fervo Energy in Utah

Tre aziende di climate tech hanno fatto IPO negli USA. Cosa significa per il settore

Tutte e tre sono storie di successo in fase IPO. E non sembra un caso: corrono tutte a offrire elettricità in un momento di forte crescita della domanda, in parte trainata dai data center. Vediamo come stanno messe, cosa dicono del mercato energetico e cosa potrebbe succedere dopo.

Fervo Energy è un’azienda che esiste dal 2017 e ha raccolto circa 1,5 miliardi di dollari da investitori prima della IPO. A differenza della geotermia tradizionale, che ha bisogno di condizioni geologiche precise (roccia calda, acqua, fratture naturali), Fervo crea quelle condizioni artificialmente con tecniche simili al fracking. Il suo primo progetto commerciale, Cape Station nello Utah, dovrebbe avere una capacità di circa 500 MW. Il primo modulo dovrebbe iniziare a produrre energia per i clienti da ottobre, i successivi entro gennaio 2027. I fondi freschi della quotazione potrebbero aiutare a scalare: Fervo ha già accordi vincolanti per oltre 600 MW e terreni in leasing che potenzialmente possono generare più di 40 GW. Per dare un termine di paragone: nel 2024 l’intera flotta geotermica americana aveva una capacità di appena 4 GW. L’azienda punta anche a ridurre i costi di costruzione e perforazione: il suo impianto Cape Station dovrebbe costare circa 7 dollari per kilowatt, meno del nucleare ma più del doppio di un nuovo impianto a gas naturale.

X-energy, invece, fa parte della nuova ondata nucleare di piccoli reattori modulari. Usa reattori raffreddati a elio ad alta temperatura, con combustibile in sfere autoconfinanti. Ogni reattore produce 80 MW, meno di un decimo di un impianto tradizionale come l’Unità 4 di Plant Vogtle in Georgia. L’IPO è andata bene, con il titolo che è salito subito dopo l’offerta. L’azienda aveva già tentato di quotarsi nel 2023, ma aveva rimandato per le condizioni di mercato difficili. X-energy è ancora lontana dal dimostrare la sua tecnologia su scala commerciale: ha ottenuto un via libera ambientale per un progetto nel sito di un impianto Dow Chemical in Texas, ma aspetta ancora il via libera definitivo dalla Commissione di regolamentazione nucleare per iniziare la costruzione.

Solv Energy costruisce impianti solari e sistemi di accumulo, principalmente per utility e produttori indipendenti. Sono tecnologie relativamente economiche e rapide da installare: l’azienda ha già 21 GW di progetti operativi in 35 stati.

Il filo comune è la domanda di elettricità, esplosa con l’AI. La crescita dei data center ha ribaltato un trend di domanda energetica piatta che durava da un decennio. Solv Energy nei documenti pre-IPO ha menzionato i data center oltre una dozzina di volte. Fervo e X-energy sono legate a doppio filo ai giganti tecnologici: Google investe in Fervo da tempo e ha lanciato con loro la cosiddetta tariffa di transizione pulita; Amazon è cliente e investitore di X-energy, con una quota vicina al 20%. E c’è anche un aspetto politico: l’amministrazione Trump ha attaccato l’eolico e tagliato i finanziamenti alle rinnovabili, ma ha mantenuto crediti d’imposta e fondi per il nucleare e la geotermia. Se queste IPO avranno successo, potrebbero dare fiducia agli investitori, anche se il denaro resterà concentrato su aziende in fase avanzata, non su startup nascenti.

Nei prossimi mesi potremmo vedere altre aziende, specialmente nel nucleare e nella geotermia, tentare la stessa strada. La variabile cruciale sarà se Fervo e X-energy riusciranno a scalare e a rispettare le tempistiche. Un passo falso potrebbe frenare chi vorrà seguirle.

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