Bitcoin tiene gli 83.000 dollari: la Corea blocca 27 exchange, Sberbank apre al trading crypto
La correzione dei titoli tecnologici asiatici non ha trascinato con sé Bitcoin. Mentre a Seul l’indice Kospi affonda sulle vendite dei grandi nomi dei chip e dell’intelligenza artificiale, la criptovaluta resta intorno agli 83.000 dollari, dopo aver testato una resistenza in area 84.000 senza riuscire a superarla.
Gli operatori di mercato leggono la tenuta come un segnale: Bitcoin rimane ben sopra i minimi estivi e si muove in un range stretto, mentre i listini coreani proseguono il sell-off, zavorrati dai timori sulla sostenibilità degli investimenti nel settore AI e sulla concorrenza cinese. La liquidità intorno agli 84.000 dollari frena però nuovi allunghi, e i desk di trading evitano posizioni aggressive prima dei dati macro americani.
Il mercato aspetta il report sull’inflazione USA di settembre e l’avvio della stagione delle trimestrali bancarie statunitensi. Le attese indicano un possibile aumento del dato headline e un rallentamento della componente core: una sorpresa in entrambe le direzioni muoverebbe sia le azioni sia le criptovalute.
Corea del Sud chiude 27 exchange, la Russia apre
Le autorità sudcoreane hanno annunciato il blocco di 27 exchange di criptovalute, tra cui piattaforme internazionali come Bitmart e KuCoin. Il provvedimento copre app mobili e siti web, e secondo i regolatori serve a colpire gli operatori non registrati prima che gli investitori subiscano perdite e presentino denunce.
In direzione opposta va la Russia. Sberbank, il principale istituto del Paese, ha ottenuto il via libera regolamentare per il trading di criptovalute e sta già testando in app le negoziazioni su Bitcoin, Ethereum e USDT. L’obiettivo dichiarato è estendere il servizio a tutti i clienti dal 1° dicembre. Per gli analisti è un altro passo verso l’istituzionalizzazione dell’asset class, pur in un quadro geopolitico complesso.
Fondi on-chain e nuovi rischi fisici
A Wall Street prosegue la corsa alla tokenizzazione. Il gestore americano Federated Hermes, che amministra circa 911 miliardi di dollari, ha annunciato un progetto con Prometheum per creare quote di fondi on-chain accessibili tramite conti di brokeraggio tradizionali. L’obiettivo dichiarato dai promotori è migliorare efficienza e trasparenza portando strumenti finanziari regolamentati su infrastrutture blockchain.
Sul fronte della sicurezza emergono due casi. Nel Regno Unito un trader ha denunciato il furto di quasi 800.000 dollari in crypto dopo una rapina con coltello: l’episodio rientra nelle cosiddette “wrench attacks”, dove il punto debole non è la tecnologia ma la coercizione fisica su chi detiene le chiavi. A questo si aggiungono le rivelazioni di Ledger su chip compromessi trovati in alcuni dispositivi venduti in Germania, che avrebbero trasmesso le chiavi dei wallet attraverso la rete mobile. L’azienda ha segnalato la rimozione dei prodotti dagli scaffali da parte della catena MediaMarkt Saturn.
Cosa significa per il risparmiatore
- Chi tiene criptovalute su exchange centralizzati dovrebbe controllare la posizione regolatoria della piattaforma: il blocco coreano colpisce 27 operatori, tra cui nomi internazionali come KuCoin e Bitmart, e restrizioni simili possono arrivare anche in altre giurisdizioni.
- L’ingresso di Sberbank nel trading crypto dal 1° dicembre riguarda il mercato russo, ma conferma il percorso di istituzionalizzazione: in Italia l’accesso a BTC ed ETH passa da exchange registrati oppure da ETC quotati su Borsa Italiana.
- Chi custodisce le criptovalute in self-custody deve considerare anche la sicurezza fisica, non solo quella digitale: il caso britannico da 800.000 dollari mostra che le chiavi private possono essere estorte con la forza.
- Chi ha acquistato un dispositivo Ledger da canali non ufficiali dovrebbe verificarne la provenienza, dopo la segnalazione dei chip compromessi e la rimozione dei prodotti dagli scaffali di MediaMarkt Saturn in Germania.
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