Yuan, la Banca centrale cinese fissa il cambio a 6,7888 per dollaro
La Banca popolare cinese ha fissato oggi il tasso di riferimento dello yuan a 6,7888 per dollaro, in riduzione di 6 punti base rispetto al fixing precedente. Il dato arriva dal China Foreign Exchange Trade System (Cfets), la piattaforma autorizzata dalla Pboc a calcolare e pubblicare ogni giorno il tasso centrale del renminbi.
Il fixing funziona come prezzo guida ufficiale per la giornata: attorno a questo livello, banche e operatori negoziano il cambio yuan/dollaro entro una banda di oscillazione prestabilita. È uno degli strumenti principali con cui Pechino indirizza l’andamento della propria valuta, senza controllarlo in modo completamente rigido.
Pechino frena la corsa dello yuan
Il nuovo fixing arriva mentre lo yuan continua a rafforzarsi sul dollaro. Negli ultimi mesi, però, la Pboc ha mantenuto il tasso centrale a livelli più deboli rispetto alle quotazioni di mercato: il valore di riferimento fissato quotidianamente è stato più basso di quanto gli scambi avrebbero suggerito. Il risultato è un apprezzamento più graduale della valuta cinese.
La strategia ha una ragione economica. Per un paese fortemente orientato all’export come la Cina, un rafforzamento rapido ed eccessivo della valuta rende i prodotti più cari in dollari e nelle altre valute, riducendo la competitività delle vendite all’estero.
Goldman Sachs: yuan ancora sottovalutato
Secondo una nota di Goldman Sachs, il renminbi resta sottovalutato di oltre il 20% rispetto al dollaro. La banca d’affari prevede un cambio a 6,80 per dollaro a tre mesi, 6,70 a sei mesi e 6,50 a un anno. Stime che, se confermate, implicherebbero un progressivo apprezzamento della valuta cinese nei prossimi dodici mesi.
Le previsioni delle banche d’affari non sono certezze, ma offrono un’indicazione sulle aspettative dei grandi investitori: al netto degli interventi della Pboc per modulare la velocità del movimento, il mercato continua a vedere spazio per uno yuan più forte.
Cosa significa per il risparmiatore
- Chi ha in portafoglio titoli di Stato cinesi o obbligazioni in renminbi deve considerare che un eventuale rafforzamento dello yuan aumenterebbe il valore in euro dei rendimenti, ma il rischio cambio resta bilaterale.
- Per chi investe in ETF o fondi legati all’azionario cinese, un yuan più forte tende a favorire i rendimenti in valuta locale, ma gli interventi della Pboc rendono il percorso meno lineare di quanto le stime di Goldman Sachs suggeriscano.
- Chi opera con broker online può negoziare il cambio yuan/dollaro o yuan/euro solo tramite strumenti derivati o ETF valutari; il fixing giornaliero è il riferimento per le contrattazioni, ma i prezzi effettivi dipendono dal mercato.
- La sottovalutazione stimata del 20% non è un segnale di acquisto automatico: le valute possono restare lontane dai loro valori “equi” per periodi lunghi, e la Pboc ha dimostrato di voler controllare il ritmo del movimento.
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