Petrolio al +7,8% a New York, Wall Street in rosso: cosa c’è dietro la seduta del 13 luglio
Nella seduta del 13 luglio, il prezzo del petrolio è balzato a New York mentre Wall Street ha chiuso in rosso. Il greggio ha segnato un incremento del 7,79%, portandosi a 76,97 dollari al barile. Il mercato di New York è uno dei due principali riferimenti globali per le quotazioni petrolifere, insieme a Londra.
Movimenti di questa ampiezza in una singola giornata sono spesso legati a fattori geopolitici. Alla base del balzo ci sono le tensioni in Medio Oriente, area cruciale per produzione ed esportazione di greggio. Quando il rischio di interruzioni nelle forniture aumenta, i mercati prezzano un premio di rischio che spinge al rialzo il barile.
Mentre il petrolio corre, l’azionario americano arretra. Lo S&P 500 ha perso lo 0,70% (7.522,17 punti), il Nasdaq ha ceduto l’1,43% (25.906,60 punti), il Dow Jones lo 0,25% (52.510,88 punti). I titoli tecnologici e growth, più concentrati nel Nasdaq, sono spesso i più sensibili all’aumento dell’incertezza internazionale.
L’accoppiata petrolio in ascesa e borse in calo non è insolita in fasi di tensione geopolitica. Un rincaro rapido dell’energia alimenta timori per i costi di produzione delle imprese e per il potere d’acquisto di famiglie e consumatori. Inoltre, l’incertezza spinge gli investitori a ridurre l’esposizione ad asset volatili come le azioni, spostandosi verso strumenti difensivi.
