Giudici smascherano un avvocato che ha citato sentenze false (probabilmente inventate dall’AI) durante un’udienza in diretta

Negli ultimi anni si sono moltiplicati i casi di avvocati che, usando l’intelligenza artificiale per preparare documenti legali, si sono ritrovati con citazioni e sentenze completamente inventate. Di solito la cosa emerge nei fascicoli, con il giudice che bacchetta i legali in termini formali. Ma a volte succede in diretta, e il 20 maggio, davanti alla Corte d’Appello di New York, è successo proprio davanti alle telecamere.

I giudici Valerie Brathwaite Nelson e Hector LaSalle hanno speso oltre 20 minuti a contestare l’avvocato Michael Sanders, che rappresentava una cittadina, Judith Landberg, nella causa contro il comune di New York per una caduta su un marciapiede dissestato. Il problema: nel suo ricorso, Sanders citava almeno tre sentenze del tutto inesistenti e altre 10 che travisavano la legge in modo evidente.

«Nessuno di questi casi, né il linguaggio citato, sembra esistere», ha detto la giudice Nelson all’inizio dell’arringa. «Come risponde?»

Sanders ha iniziato subito a scavarsi la fossa: «Non sono preparato a parlare di queste citazioni specifiche». Nelson lo ha interrotto seccamente, citando la regola deontologica che vieta ai legali di fare dichiarazioni false al tribunale. «Se ci sono citazioni errate, le mie più profonde scuse», ha risposto lui. «Da dove le ha prese?», ha incalzato LaSalle. «Non so quali siano questi casi», ha ammesso Sanders.

I giudici non hanno mai pronunciato le parole «intelligenza artificiale», ma considerando l’epidemia di citazioni fasulle generate da ChatGPT e simili, è chiaro che il riferimento fosse quello. «L’ho visto la settimana scorsa», ha detto LaSalle. «Speravo che oggi arrivasse preparato e dicesse: ‘Oops, abbiamo sbagliato’. Non è successo».

Anche gli avvocati della controparte nei guai

La cosa più sorprendente è che i giudici non si sono fermati con Sanders. Hanno chiamato in causa anche l’avvocato Ross Friscia (che rappresentava il proprietario dell’immobile vicino al marciapiede) e Elizabeth Freedman, legale del comune di New York. Entrambi, secondo la corte, avrebbero dovuto notare le citazioni false e segnalarle per dovere d’ufficio. «Non l’ho notato perché non era il mio argomento», si è giustificata Freedman. «Non mi concentravo su quelle citazioni».

«Rimanete seduti», ha ordinato LaSalle quando i tre hanno provato ad andarsene in fretta. «Questa è una situazione molto preoccupante. So che è un caso isolato, ma confidiamo nell’ Ordine degli Avvocati perché faccia piena luce».

L’episodio è l’ennesimo campanello d’allarme per la professione legale: l’AI può essere uno strumento potentissimo, ma se usata senza verifica, trasforma un’ arringa in un’arma spuntata — e potenzialmente autodistruttiva.

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