Open Fiber presenta sei progetti hi-tech finanziati dal Pnrr: dalla fibra come sensore sismico alle smart grid
Open Fiber ha presentato a Roma i risultati di sei progetti di ricerca avanzata sviluppati nell’ambito di Restart, il programma nazionale sulle telecomunicazioni finanziato dal Pnrr con 116 milioni di euro. L’iniziativa ha coinvolto 135 partner tra aziende, università ed enti di ricerca, articolati in 32 progetti. Open Fiber ha partecipato a tre progetti strutturali (tecnologie di base per le reti del futuro) e tre focalizzati su applicazioni specifiche, con un budget complessivo di 1,75 milioni di euro.
Restart è un programma di ricerca dedicato alle telecomunicazioni di nuova generazione, sostenuto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. L’obiettivo è sviluppare soluzioni che rendano le reti più sicure, efficienti e intelligenti, abilitando servizi innovativi per cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. Open Fiber ha messo a disposizione la propria infrastruttura in fibra ottica ad alta capacità come piattaforma di sperimentazione.
Secondo quanto comunicato dalla società, le attività hanno portato alla realizzazione di 22 dimostrazioni e proof of concept e alla pubblicazione di 25 paper e articoli scientifici. Risultati ancora in gran parte sperimentali, ma considerati un passaggio chiave verso applicazioni industriali.
«Restart ci ha consentito di portare la ricerca dentro la rete e di verificare sul campo come un’infrastruttura realizzata per trasportare dati possa diventare una piattaforma per nuovi servizi», ha dichiarato l’amministratore delegato di Open Fiber, Giuseppe Gola.
L’AD ha aggiunto che l’obiettivo ora è accompagnare le soluzioni più promettenti verso applicazioni su larga scala, in grado di migliorare l’efficienza delle infrastrutture e creare nuove opportunità di mercato.
Le innovazioni sviluppate
Tra le tecnologie testate nei sei progetti spiccano diverse soluzioni strategiche per le reti di prossima generazione:
- Rete per la distribuzione quantistica delle chiavi crittografiche: sistemi di sicurezza che sfruttano la fisica quantistica per chiavi di cifratura impossibili da intercettare senza essere rilevati
- Micro-data center nei nodi di rete: piccoli centri di elaborazione installabili direttamente nei nodi della fibra, legati al cosiddetto edge computing per ridurre tempi di risposta e consumi energetici
- Intelligenza artificiale per prevedere i picchi di traffico: algoritmi che analizzano il traffico e anticipano i momenti di congestione per ottimizzare le risorse di rete
- Switch ottico riconfigurabile da remoto: permette di modificare il percorso dei segnali senza interventi fisici, rendendo la rete più flessibile
Fibra ottica come sensore: la prova ai Campi Flegrei
Un filone particolarmente innovativo è l’uso della fibra ottica come sensore diffuso. Oltre a trasportare dati, la fibra può rilevare variazioni fisiche lungo il suo percorso, come vibrazioni o deformazioni. La tecnologia è stata sperimentata nell’area dei Campi Flegrei, dove la fibra è stata utilizzata per rilevare l’attività sismica e valutare un possibile supporto ai sistemi di allerta rapida. L’idea è che una rete esistente, pensata per le telecomunicazioni, possa fornire informazioni preziose per il monitoraggio del territorio e delle infrastrutture critiche come gasdotti, oleodotti, ponti o ferrovie.
Smart grid e comunità energetiche a Bergamo
Un altro ambito chiave è quello energetico. In un’area di Bergamo è stata condotta una sperimentazione che ha integrato fibra ottica, rete mobile 5G, cloud e intelligenza artificiale per migliorare il funzionamento delle comunità energetiche. Si tratta di aggregazioni di cittadini, imprese o enti locali che producono, condividono e consumano energia rinnovabile, ad esempio tramite impianti fotovoltaici di quartiere. Per funzionare hanno bisogno di infrastrutture digitali in grado di monitorare in tempo reale produzione, consumi e scambi di energia: qui entrano in gioco smart grid e tecnologie di telecomunicazione evolute. L’integrazione sperimentata a Bergamo punta a rendere più flessibile la gestione della rete elettrica locale.
