Lula rilancia sull’industria: minerali critici e terre rare lavorati in Brasile
Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha riunito a San Paolo oltre 500 imprenditori convocati dal Grupo Esfera e ha scelto i minerali critici e le terre rare come tema centrale. Sono gli elementi che servono a produrre elettronica, batterie e auto elettriche, e secondo Lula il Brasile non può limitarsi a venderli così come escono dal sottosuolo.
Al centro del ragionamento c’è il valore aggiunto, cioè la differenza tra il prezzo di un bene lavorato e il costo delle materie prime usate per produrlo. È su quella quota che un Paese costruisce occupazione qualificata, tecnologia e maggiori entrate fiscali. Lula ha parlato delle risorse minerarie come di «una nuova possibilità di ricchezza» già presente sotto terra, chiedendo che l’attività non si fermi all’estrazione.
«Deve essere estratto qui, trasformato qui, lavorato qui, industrializzato qui e venduto nell’interesse del nostro Paese».
Passare da un modello basato sulla semplice esportazione di materie prime a uno che trattiene più valore significa anche evitare di restare vincolati alla volatilità dei prezzi delle commodity, senza sviluppare una propria industria tecnologica.
Capitali stranieri sì, ma con tecnologia
Lula non chiude la porta agli investitori esteri, ma vuole incanalarli verso l’industrializzazione interna. «Non voglio che vengano imprese straniere? Io voglio, ma devono venire a lavorare sotto il nostro comando, perché vogliamo avere conoscenza tecnologica», ha detto. Il rischio da evitare, ha spiegato, è tornare a essere un mero esportatore di materie prime.
L’appello al settore privato è quello di una collaborazione tra pubblico e privato orientata ai settori strategici, dalla trasformazione delle materie prime alla tecnologia. «Abbiamo bisogno di trovare imprenditori che siano partner per far crescere il Paese», ha detto Lula. In questa prospettiva le imprese sono chiamate a investire non solo in capacità produttiva, ma anche in ricerca, sviluppo e formazione.
Data center e intelligenza artificiale brasiliani
Il discorso si è esteso anche alla tecnologia digitale, con data center e intelligenza artificiale indicati come ambiti in cui il Brasile deve avere infrastrutture e competenze proprie. I data center sono le strutture fisiche che ospitano server e sistemi informatici, e servono ad archiviare ed elaborare grandi quantità di dati.
Sul confronto tra le grandi potenze Lula è stato esplicito: «Dobbiamo avere i nostri data center, perché non voglio stare a litigare tra Cina e Stati Uniti per sapere quale sarà l’intelligenza artificiale. Voglio la nostra». L’obiettivo è costruire una capacità nazionale nell’IA, per non dipendere del tutto da soluzioni sviluppate all’estero e mantenere un maggiore controllo su dati, sicurezza informatica e applicazioni economiche.
Export, i numeri citati dopo i dazi USA
Sul commercio estero, Lula ha sottolineato come il Brasile abbia trovato nuovi sbocchi dopo l’imposizione dei dazi da parte degli Stati Uniti. I dazi sono imposte applicate ai beni importati, che riducono la competitività dei prodotti stranieri sul mercato di destinazione.
I dati di crescita delle vendite verso altri mercati citati dal presidente:
- Cina: +19% negli acquisti
- Indonesia: +15%
- Germania: +15%
- Vietnam: +13%
Nel complesso, ha detto Lula, il Brasile avrebbe aumentato le esportazioni del 10,5% verso oltre 50 Paesi, portando il surplus commerciale, cioè la differenza tra esportazioni e importazioni quando le prime superano le seconde, da 50 a 80 miliardi di dollari.
