Campo di grano in Toscana con colline sullo sfondo

Grano estero low cost, in Toscana resta incolto il 20% dei terreni agricoli

In Toscana, secondo Coldiretti, un ettaro di terreno agricolo su cinque è stato lasciato incolto. L’associazione di rappresentanza del mondo agricolo attribuisce la causa al crollo della convenienza economica della coltivazione del grano, in un Paese simbolo mondiale di pasta e spaghetti.

Il grano è la materia prima principale per pasta, pane e molti altri alimenti. Per gli agricoltori, la sostenibilità dipende dal rapporto tra prezzo di vendita e costi di produzione (seme, lavorazioni, carburante, fertilizzanti, manodopera). Coldiretti sostiene che oggi questo equilibrio sia saltato: il prezzo riconosciuto al produttore, complice la pressione dei prodotti esteri, sarebbe sceso sotto la soglia dei costi di produzione. In queste condizioni, molti preferiscono lasciare i terreni a riposo anziché coltivarli in perdita.

Navi cariche di grano dall’estero: il caso del porto di Livorno

Al centro delle critiche ci sono le importazioni. «Anche in queste ore, nei nostri porti, compreso il porto di Livorno – denuncia Coldiretti – continuano ad arrivare navi stracariche di grano dall’estero, col solo obiettivo di costringere i nostri cerealicoltori a svendere i prodotti». Secondo l’associazione, questo «fiume di grano» arriva da diverse aree del mondo e sarebbe «coltivato spesso utilizzando trattamenti chimici vietati nella Ue». L’effetto principale è deprimere le quotazioni del grano italiano sotto la soglia di redditività.

Toscana da granaio d’Italia a territorio in ritirata

Coldiretti ricorda come la Toscana fosse storicamente considerata «una delle principali regioni granaio d’Italia». Oggi, invece, «continua a perdere terreno» sul fronte delle superfici coltivate. L’organizzazione parla apertamente di attacco «dei trafficanti di grano», chi importa prodotto estero a basso costo. Il nodo, per Coldiretti, non è solo il prezzo ma anche la qualità e la trasparenza per i consumatori sull’origine della materia prima.

Commissione Unica del Grano: accuse di gioco sporco

Al centro della polemica c’è anche la Commissione Unica del Grano, il tavolo che dovrebbe definire in modo trasparente i prezzi di riferimento. Coldiretti chiede di chiarire «chi, nell’ambito della Commissione Unica del Grano, sta con gli agricoltori e chi con gli speculatori». Secondo l’associazione, «industriali, trasformatori, pastai e operatori commerciali, in nome dei fatturati, importano grano dall’estero e strozzano gli agricoltori italiani con prezzi al ribasso, per poi vendere ai cittadini pasta spacciata per italiana a 2 euro al chilo». La presidente di Coldiretti Toscana, Letizia Cesani, parla di scorrettezze: «Contestualmente c’è chi, nella Commissione unica del grano, strumento che finalmente dovrebbe definire in modo trasparente il prezzo del grano, sta giocando sporco».

Le richieste: controlli, trasparenza e norme

Coldiretti Toscana formula richieste precise: «Chiediamo controlli a tappeto nei porti, trasparenza sull’origine della materia prima, la modifica del codice doganale e l’applicazione della legge contro le pratiche sleali», spiega Cesani. Con trasparenza si intende la possibilità per il consumatore di sapere da dove proviene il grano. La legge sulle pratiche sleali nella filiera agroalimentare punta a evitare comportamenti che mettano in posizione di debolezza i fornitori rispetto agli acquirenti più forti.

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