Persona che usa uno smartphone, connessione tra tecnologia digitale e attenzione umana

Stiamo perdendo il controllo del nostro cervello a causa delle AI chatbot?

Gloria Mark è psicologa all’Università della California, Irvine, e da 30 anni studia come interagiamo con la tecnologia digitale. Agli inizi della sua carriera le preoccupazioni erano su internet e email. Oggi il problema è un altro: le AI chatbot come ChatGPT, Claude e Gemini. E secondo lei la situazione sta peggiorando.

Mark ha organizzato quelli che chiama “living laboratories”, usando sensori per monitorare attenzione, umore e comportamento degli adulti mentre usano dispositivi. Nel 2003 l’attenzione media su una singola attività era di circa 150 secondi. Nel 2012 era scesa a 75 secondi. Tra il 2014 e il 2020: 47 secondi.

«Mi ha sorpreso allora — ha detto durante un intervento al SXSW London — pensavo fosse già poco. Invece è solo peggiorato.»

Questa frammentazione continua ha un costo: più cambiamo rapidamente attività, più lo stress aumenta. Mark ha misurato la correlazione diretta tra frequenza dei cambi di attenzione e livelli di stress (con cardiometri indossabili). Risultato: si lavora peggio, ci si sente peggio.

AI chatbot: il nuovo acceleratore

Mark è preoccupata anche per l’impatto delle AI chatbot. Il problema è un meccanismo chiamato «depth of processing»: quando leggiamo, valutiamo o riassumiamo attivamente qualcosa, il cervello lo elabora in profondità, lo apprende, lo ricorda. Quando invece chiediamo a un chatbot di farlo per noi, saltiamo quel passaggio.

«Stai delegando il lavoro cognitivo all’AI — dice Mark — e non fa bene. Se non alleni i muscoli, si atrofizzano. Lo stesso vale per la mente.»

Persone con minori capacità di pensiero critico sono anche più vulnerabili alla disinformazione. E il problema non si limita alla cognizione pura: anche le relazioni con i cosiddetti “synthetic companions” (compagni sintetici) possono essere dannose. Una relazione umana richiede tempo, sforzo, comprensione. Con un chatbot che ti dice sempre sì, questi muscoli emotivi non si allenano.

I dati già mostrano un declino dell’intelligenza emotiva. Mark aggiunge: «Se continuiamo su questa strada, l’attenzione si riduce, la solitudine e la noia aumentano, il senso di scopo diminuisce.»

Cosa possiamo fare

La soluzione, secondo Mark, sta nello sforzo consapevole. Più sforzo mettiamo in un’attività, più soddisfazione ne traiamo. Consigli pratici:

  • Leggi un libro intero, non solo il riassunto
  • Incontra gli amici di persona quando puoi
  • Usa il GPS solo dove serve davvero

«Amo la tecnologia, non possiamo abbandonarla — dice Mark — ma dobbiamo imparare a creare nuove routine di vita.»

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