Cina: la pesca illegale di squali potrebbe portare a sanzioni USA sui prodotti ittici
Per i lavoratori migranti imbarcati sulle flotte cinesi per la pesca d’altura, tagliare le pinne a squali che si dimenano violentemente sui ponti arrugginiti dell’Oceano Indiano non è un incidente. È un gesto intenzionale e redditizio, che segna l’inizio di una catena di approvvigionamento sanguinosa da mezzo miliardo di dollari, tacitamente sostenuta da Pechino ma nascosta agli ispettori portuali di tutto il mondo.
Il Center for Biological Diversity, un’organizzazione no-profit che si occupa della protezione delle specie in via di estinzione, ha presentato questo mese una petizione formale chiedendo al governo americano di sanzionare la Cina per non aver rispettato gli standard statunitensi per la conservazione degli squali.
Le popolazioni di squali sono diminuite di oltre il 70% dal 1970, con più di un terzo di tutte le specie di squali e razze oggi minacciate di estinzione. Ogni anno, le navi battenti bandiera cinese catturano, tagliano le pinne e gettano via migliaia di squali. Se il National Marine Fisheries Services identificasse la Cina come violatrice del US Moratorium Protection Act, il presidente Trump potrebbe vietare l’importazione di tutti i prodotti ittici cinesi, per un valore di 1,5 miliardi di dollari.
