Il panico per l’AI sui posti di lavoro non trova conferma nei dati
Nonostante il panico crescente per l’AI come minaccia per i posti di lavoro impiegatizi, le prove di un impatto su larga scala sul mercato del lavoro sono ancora scarse. L’analisi dei dati sull’occupazione negli Stati Uniti mostra che la disoccupazione nelle professioni più esposte all’AI è in realtà più bassa rispetto ai lavori meno esposti. Non ci sono nemmeno segni che grandi numeri di lavoratori stiano abbandonando le professioni minacciate dall’AI per dedicarsi a lavori manuali, considerati più sicuri.
Il mercato del lavoro non sta certo benissimo, ma il punto è un altro: capire perché. David Rotman spiega cosa dicono realmente i dati su AI e occupazione.
Un’opinione di Georgios Petropoulos, assistente alla USC Marshall School of Business, segnala una crisi imminente nel lavoro entry-level. L’AI non ha ancora prodotto disoccupazione di massa, ma potrebbe star indebolendo silenziosamente il primo gradino della scala professionale. Uno studio di Stanford ha rilevato che i giovani lavoratori nei settori esposti all’AI hanno subito un forte calo dell’occupazione dopo la diffusione dell’AI generativa. Lo stesso pattern non si è visto nei lavori a bassa esposizione, suggerendo che l’AI sta sostituendo i compiti junior che un tempo davano ai giovani il loro primo impiego. È il momento di ripensare come formare, preparare e sostenere i giovani che entrano nel mondo del lavoro.
