Causa contro Trump: la sicurezza online sul banco degli imputati
Da quando è tornato alla Casa Bianca, l’amministrazione Trump ha preso di mira i ricercatori che studiano e cercano di contrastare l’odio, le molestie, la propaganda e la disinformazione online. Ora alcuni di loro hanno deciso di reagire. La settimana scorsa la causa, che potrebbe avere ripercussioni globali sulla sicurezza online e sulla libertà di espressione, ha avuto la prima udienza in tribunale.
Tutto è iniziato un anno fa, quando il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato su X quella che ha definito una "politica di restrizione dei visti" contro "funzionari stranieri e altre persone" colpevoli di "avere censurato gli americani". Da allora, alcuni funzionari e ricercatori stranieri sono stati bloccati all’ingresso negli Stati Uniti. In teoria, chiunque lavori nel fact-checking o nella sicurezza online potrebbe subire le stesse limitazioni.
Le implicazioni esatte della mossa di Rubio restano volutamente vaghe, sostiene Carrie DeCell, avvocato che rappresenta i ricercatori. "Questa politica è estesa e incredibilmente vaga, e gli effetti dissuasivi sono enormi", ha detto DeCell fuori dal tribunale di Washington il 13 maggio.
La causa è stata intentata dalla Coalition for Independent Technology Research (CITR), un’organizzazione che difende i ricercatori di tecnologia. CITR fa causa a Rubio, all’ex segretario per la sicurezza interna Kristi Noem e all’ex procuratore generale Pam Bondi, chiedendo alla corte di annullare la politica perché incostituzionale. I ricercatori sostengono che la politica viola la libertà di espressione e il diritto a un giusto processo dei lavoratori e ricercatori stranieri il cui lavoro "sostiene una maggiore moderazione dei contenuti sulle piattaforme tecnologiche".
Per ora, i ricorrenti chiedono al governo di sospendere le restrizioni sui visti mentre il processo prosegue. L’avvocato del governo ha ribattuto che la misura non colpisce il discorso pubblico, ma "la condotta che assiste o facilita la censura governativa straniera della libertà di parola". Alla fine della scorsa settimana, il governo ha presentato una mozione per archiviare il caso. Il giudice deve ancora decidere.
L’esito della causa potrebbe determinare quanto il pubblico potrà sapere sui rischi dei social media e dell’intelligenza artificiale, spiega Nicole Schneidman, responsabile del team tecnologia e data governance di Protect Democracy. I lavoratori che hanno intentato la causa, dice, "svolgono una funzione fondamentale: educare il pubblico, responsabilizzare le aziende tecnologiche, fare ricerca sull’impatto che la tecnologia avanzata ha sulla nostra società".
