Roma tra le peggiori in Europa sul riscaldamento green: 14esima su 15 città
Roma è 14esima su 15 città europee per capacità di abbandonare il riscaldamento basato sui combustibili fossili. Il dato arriva da un rapporto di Greenpeace Europa centro-orientale, che colloca la Capitale in fondo alla classifica: peggio fa solo Bucarest, 15esima. In testa ci sono Stoccolma, Parigi e Vienna, in quest’ordine; Atene è 13esima, un gradino sopra Roma.
Cosa pesa su Roma
Atene, Roma e Bucarest, secondo lo studio, presentano ancora lacune significative. Greenpeace le riassume in tre punti:
- forte dipendenza dai combustibili fossili
- pianificazione urbana incompleta
- meccanismi di implementazione deboli
Nel caso di Roma l’elettrificazione sta prendendo piede, ma il gas resta centrale per il riscaldamento. Manca un piano strutturato per il phase-out del gas fossile e il piano termico territoriale deve ancora essere completato.
Il phase-out è un percorso di uscita graduale da una tecnologia o da una fonte energetica, con tappe, strumenti e scadenze. Un piano termico territoriale serve invece a mappare fabbisogni e soluzioni sul territorio — edifici, reti, interventi di efficienza — per coordinare investimenti e politiche pubbliche.
Perché il riscaldamento degli edifici conta
Il riscaldamento domestico e degli edifici pesa in modo rilevante sui consumi energetici e sulle emissioni. I combustibili fossili sono fonti come il gas e i suoi derivati: quando bruciano rilasciano anidride carbonica e altri inquinanti. La transizione verso un riscaldamento green punta a ridurli o eliminarli, con elettrificazione, efficienza energetica e reti di teleriscaldamento alimentate da fonti a basse emissioni.
Le reti di riscaldamento, spesso chiamate teleriscaldamento, distribuiscono calore a più edifici da una fonte centralizzata. Estenderle e modernizzarle è considerato un passaggio chiave per sostituire le caldaie individuali a combustibili fossili, a condizione che la produzione di calore diventi via via più pulita.
Le città in testa e il quadro generale
Stoccolma, Parigi e Vienna, secondo Greenpeace, vantano una solida pianificazione a lungo termine, ingenti investimenti nelle reti di riscaldamento e misure di protezione sociale rilevanti. Su scala più ampia il rapporto conclude che le città europee faticano a tradurre gli obiettivi climatici in un programma di azione coordinato, concreto e credibile: il nodo non sono gli impegni dichiarati, ma la capacità di renderli operativi con strumenti amministrativi, risorse e misure sociali.
La posizione di Greenpeace Italia
«Famiglie che pagano bollette sempre più care e prezzi dell’energia instabili a causa dei conflitti internazionali non sono un effetto indesiderato, ma sono la diretta conseguenza di un modello energetico basato sui combustibili fossili, che non minaccia solo il clima, ma anche la tenuta delle nostre società.»
Lo dice Federico Spadini, della campagna Clima di Greenpeace Italia. Spadini chiede ai governi europei di fissare l’abbandono del gas entro il 2035 e di investire in rinnovabili, elettrificazione ed efficienza energetica, così da mettere le città nelle condizioni di realizzare una transizione equa e a vantaggio delle persone.
