Credem, utile semestrale a 312,9 milioni: +12,5% e CET1 al 17,45%
Credem ha chiuso il primo semestre con un utile netto consolidato di 312,9 milioni di euro, in crescita del 12,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il gruppo bancario, con radici storiche a Reggio Emilia e presenza su tutto il territorio nazionale, ha visto aumentare anche la raccolta e i prestiti alla clientela.
I prestiti alla clientela — i finanziamenti concessi a famiglie e imprese, voce chiave per misurare l’attività creditizia — hanno raggiunto 37,5 miliardi di euro, con un incremento del 2,1%. Un segnale di supporto all’economia reale, in un contesto in cui il costo del denaro resta un fattore decisivo per le scelte di investimento e consumo.
Nel semestre il gruppo ha registrato l’ingresso di oltre 100 mila nuovi clienti. La raccolta complessiva da clientela — depositi, conti correnti, risparmio gestito e altri strumenti affidati alla banca — ha raggiunto 120,8 miliardi di euro, in crescita del 12,8%. È una delle grandezze più importanti per un istituto di credito: misura la fiducia dei risparmiatori e le risorse che la banca può impiegare in prestiti e investimenti.
Qualità del credito: Npl all’1,5% e costo del rischio contenuto
Un elemento di rilievo nei conti semestrali è la qualità del portafoglio crediti. Il rapporto tra impieghi problematici lordi e impieghi lordi si è attestato all’1,5%. Gli impieghi problematici lordi includono le esposizioni con difficoltà di rimborso e sono l’indicatore della rischiosità del credito.
Ancora più basso il dato sui crediti deteriorati netti (Npl netti), cioè i prestiti problematici dopo gli accantonamenti a copertura delle perdite attese: il rapporto con gli impieghi netti è pari allo 0,7%. Valori di questo tipo sono considerati molto contenuti e indicano una gestione prudente del rischio.
Il costo del credito annualizzato — il peso delle rettifiche su crediti rispetto al totale dei finanziamenti — si è fermato a 9 punti base. Più basso è questo numero, minore è l’impatto delle perdite su crediti sui conti della banca.
Solidità patrimoniale: CET1 ben sopra i requisiti BCE
A fine giugno 2026 il gruppo segnala un livello di capitale particolarmente robusto. Il CET1 ratio a livello di gruppo bancario è pari al 17,45%, mentre il CET1 di Vigilanza si attesta al 16,22%, contro un requisito minimo fissato dalla Banca Centrale Europea all’8,55%.
Il CET1 ratio è l’indicatore principale della solidità patrimoniale di una banca: misura il rapporto tra il capitale di migliore qualità — capitale ordinario, riserve, utili accantonati — e le attività ponderate per il rischio. Valori ben superiori alle soglie minime richieste offrono un cuscinetto di sicurezza contro eventuali shock e permettono maggiore flessibilità nella crescita e nella distribuzione di dividendi.
La strategia: crescita organica e aperture a operazioni esterne
Commentando i risultati, il direttore generale Stefano Morellini ha ribadito l’impostazione strategica del gruppo:
«La nostra strategia si fonda sulla crescita organica e sulla forte valorizzazione dei territori, nei quali continuiamo ad investire. Siamo focalizzati sullo sviluppo interno e guardiamo con interesse le eventuali opportunità di espansione per linee esterne sempre con l’obiettivo di creare reale valore attraverso la crescita delle persone e la relazione con i territori».
Nel linguaggio bancario, la crescita organica indica lo sviluppo attraverso l’ampliamento dell’attività tradizionale — più clienti, più raccolta, più prestiti — senza acquisizioni. L’espansione per linee esterne fa invece riferimento a operazioni straordinarie come fusioni e acquisizioni, che consentono di accelerare la dimensione del gruppo o entrare in nuovi mercati.
Il messaggio del management è duplice: da un lato priorità allo sviluppo interno e alla presenza nei territori; dall’altro, disponibilità a valutare occasioni di crescita esterna, purché coerenti con la creazione di valore nel medio-lungo periodo.
