Taglio delle accise sui carburanti: cosa cambia dopo sei mesi di guerra
Il taglio delle accise sui carburanti è pronto a cambiare natura: da intervento di emergenza pensato per durare 15 giorni a misura che il governo deve decidere se prorogare o rendere strutturale. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervenendo a Piazz’Asiago.
«È nato da una emergenza che doveva essere di 15 giorni, ormai questa guerra dura da sei mesi: di conseguenza l’intervento di emergenza non può più essere di emergenza.»
Le accise sono imposte indirette che gravano su benzina e gasolio e rappresentano una componente rilevante del prezzo finale pagato dagli automobilisti. Il loro taglio era stato deciso all’inizio del conflitto in Ucraina per contenere l’impennata dei costi energetici. Con il protrarsi della guerra, la natura temporanea del provvedimento è venuta meno e oggi la misura viene valutata come strumento di sostegno di medio periodo.
Proroga o intervento strutturale
Secondo il ministro, la scelta spetta all’esecutivo. Pichetto Fratin ha parlato di «una valutazione a livello di governo» e ha indicato due possibilità: rendere il taglio definitivo oppure fare ancora una «operazione ponte», se i vincoli di bilancio lo permetteranno. Il riferimento è al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e ai conti pubblici: meno accise significa minori entrate per lo Stato, ma anche carburanti meno cari per consumatori e imprese.
La decisione arriverà nel Consiglio dei ministri di domani. Per automobilisti e imprese di trasporto, l’esito dirà se i prezzi di benzina e gasolio resteranno alleviati dal sostegno fiscale o se il venir meno del taglio potrebbe tradursi in un aumento immediato alla pompa.
Cosa significa per il risparmiatore
- Se il taglio delle accise non viene prorogato, il prezzo di benzina e gasolio potrebbe salire subito: le accise sono una componente fissa del prezzo finale.
- La scelta tra proroga e intervento strutt
