Cinque cose da sapere sull’intelligenza artificiale a metà 2026
L’AI generativa è già diventata routine. Milioni di persone la usano ogni giorno per automatizzare il lavoro d’ufficio — persino per scrivere e tenere presentazioni. Eppure, a metà 2026, le domande vere restano senza risposta. Il giornalista che segue l’AI per MIT Technology Review ha tenuto un intervento al SXSW London per fare il punto. Ecco le cinque cose che, secondo lui, servono davvero per capire dove stiamo andando.
1. L’effetto sull’occupazione è ancora un’incognita
Uno dei temi più caldi è cosa succederà ai posti di lavoro. La risposta onesta è: non lo sappiamo ancora. Non ci sono dati sufficienti per dire se l’AI distruggerà o creerà più occupazione. In teoria, squadre di agenti AI potrebbero diventare catene di montaggio per il lavoro intellettuale, come fece Henry Ford con le fabbriche. In teoria. Per capire cosa accadrà, bisogna guardare dentro le aziende — e la maggior parte di loro sta ancora provando a capirlo.
2. L’AI sta diventando spaventosa — sul serio
Non parliamo più di scenari apocalittici da fantascienza. Le paure reali si sono materializzate. I deepfake — immagini e video falsi generati dall’AI — sono già usati per incitare violenza, manipolare elezioni e abusare di donne e ragazze. Uno studio mostra che il 98% dei deepfake è pornografico e il 99% ritrae donne. Ci sono poi le relazioni pericolose con i chatbot: diverse cause legali sostengono che l’AI abbia incoraggiato suicidi e autolesionismo. Infine, l’uso in ambito militare si sta facendo più concreto: un funzionario della difesa americana ha dichiarato che oggi si può chiedere a un chatbot militare su quale obiettivo sparare per primo.
3. Molte persone odiano l’AI
Le proteste si organizzano e crescono. Dai fan di film e videogiochi che contestano l’uso dell’AI nei titoli che amano (un caso emblematico: il gioco Clair Obscur ha perso un premio dopo aver ammesso di aver usato AI in una piccola parte della produzione), fino alla rabbia per i data center. Gli Stati Uniti ne hanno oltre 5.400, e il consumo energetico dell’AI sta facendo aumentare le bollette e l’impatto ambientale. Movimenti come QuitGPT guadagnano terreno. Qualcuno è passato alla violenza: poche settimane fa qualcuno ha lanciato una molotov contro la casa di Sam Altman.
4. L’AI per la scienza è una promessa enorme
Google DeepMind ha sviluppato Co-Scientist, uno strumento che aiuta i ricercatori a esplorare risultati precedenti, generare ipotesi e progettare esperimenti. OpenAI punta ad avere un ricercatore completamente automatizzato entro il 2028. I matematici sono entusiasti: l’AI ha già risolto problemi matematici aperti, e chi risolve la matematica difficile può poi risolvere problemi concreti. Ma ci sono rischi: alcuni scienziati avvertono che una dipendenza eccessiva dall’AI potrebbe restringere il campo della ricerca, e che assisteremo a un’ondata di risultati falsi o inaccurati — scienza spazzatura.
5. L’AI è ovunque, e non si capisce dove stia andando
C’è un po’ di tutto: cose entusiasmanti, cose preoccupanti, e tanto fumo. Le aziende di AI spingono la narrazione dell’intelligenza generale artificiale come destino inevitabile, ma non lo è. Abbiamo costruito una tecnologia che sembra quasi umana, e per questo fatichiamo a ricordare che resta solo una tecnologia. Forse è paragonabile all’elettricità o a internet, ma tecnologie del genere richiedono decenni per sedimentarsi. Preparatevi a una maratona, non a uno sprint.
