Insegna Netflix su edificio moderno, simbolo della strategia di distribuzione esclusivamente digitale

Netflix: nessuna eccezione per i registi che vogliono ancora le sale

Il capo della divisione cinema di Netflix, Dan Lin, ha spento ogni speranza di un cambio di rotta: «C’è un gruppo di registi che vuole ancora le sale. Sono registi con cui abbiamo accettato di non lavorare». Parole nette, rilasciate al New York Times, che mettono fine ai rumors su una possibile apertura della piattaforma verso il cinema tradizionale.

Negli ultimi mesi, film come Le cronache di Narnia: Il nipote del mago di Greta Gerwig (previsto nelle sale a febbraio 2027) e il progetto di David Fincher su Cliff Booth (con uscita in Imax) avevano alimentato l’idea che Netflix stesse cambiando strategia. Lin ha voluto chiarire che si tratta di eccezioni, non di un nuovo indirizzo.

«C’è un gruppo di registi che vuole ancora le sale. Sono registi con cui abbiamo accettato di non lavorare.»

Lin ha anche parlato del suo stile di comunicazione. Dopo due anni nel ruolo, confessa di aver imparato a dosare la franchezza: «Un errore che ho fatto all’inizio è stato dire sempre la verità. I registi me lo chiedevano, ma quando la sentivano, non erano pronti ad accettarla». Un esempio concreto: l’incontro con Sally Field, che voleva capire perché il suo film Remarkably Bright Creatures fosse stato rilasciato a maggio invece che in autunno per puntare agli Oscar. Lin spiegò che la finestra vicina alla Festa della Mamma era più strategica. Il film è rimasto nella Top 10 di Netflix per tutto il mese dal debutto dell’8 maggio.

Per ora, la linea è chiara: Netflix resta fedele al modello domestico. Le eccezioni come Narnia ci sono, ma non segnano un cambio di rotta. I registi che sognano il grande schermo sanno a cosa vanno incontro.

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